BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 1. Quanti Bin Laden ci vogliono per "salvare" gli Usa?

Pubblicazione:

Ben Bernanke e Barack Obama (Foto Ansa)  Ben Bernanke e Barack Obama (Foto Ansa)

La parola d’ordine di oggi e di quanto accaduto ieri in Pakistan è una sola: premio di rischio. Lo ha confermato al Financial Times, El Erian, chief investment officer di Pimco, secondo cui «i mercati guarderanno alla morte di Osama Bin Laden come un’implicita riduzione della minaccia terroristica, come l’eliminazione di un rischio specifico e, per questo, come un elemento di abbassamento del premio di rischio». Evviva, tutti a investire in sicurezza!

Il problema è che i mercati, a differenza dei governi e delle gente comune, difficilmente si fanno prendere in giro da notizie del genere: non perché siano popolati da gente più intelligente, ma perché hanno a che fare con i soldi. E nessuno ha voglia di perdere soldi, americani in testa. Due settimana fa preconizzavo l’arrivo di un conflitto come risposta alla crisi ormai mortale del debito Usa e alla necessità di alzarne il tetto massimo al fine di evitare un default: nessuna “false flag”, invece, il Dipartimento di Stato e la Cia hanno preferito tirar fuori dal cilindro la morte di Bin Laden, successo atteso da dieci anni e che casualmente è avvenuto nel corso della peggior crisi interna degli Usa a livello di conti pubblici, con un presidente passato in pochi giorni dall’umiliazione di dover mostrare il certificato di nascita in tv allo status di uomo che ha eliminato il responsabile dell’11 settembre, il vendicatore degli States, Capitan America.

Signore e signori, la campagna elettorale per le presidenziali 2012 è ufficialmente aperta: e Obama lo sa, visto il crollo delle donazioni da parte di Wall Street che ha colpito i Democratici. Come vi dicevo, i mercati hanno bevuto la notizia per poco tempo: all’ora di pranzo, i rialzi in Europa erano tutti limati, l’euro risaliva sul dollaro e anche l’oro recuperava forza, passando da 1540 dollari l’oncia a 1557.

Due gli effetti che si scontano: primo, i dubbi che stanno attorno alla vicenda. Tre versioni nel giro di poche ore da parte delle autorità Usa, il corpo sepolto in mare in base a una misconosciuta tradizione musulmana subito smentita dalle autorità della Grande Moschea del Cairo, una foto che la stessa Reuters ha definito da subito un frutto di Photoshop, il test del dna prima effettuato e poi invece ancora in corso in attesa dell’apertura di Wall Street con i futures che si sgonfiavano, la Cia che nel pieno di un cambio al proprio vertice mette a segno un colpo del genere e si affretta a dichiarare che i talebani si vendicheranno certamente e con violenza, di fatto rimettendo in servizio permanente effettivo la macchina della lotta al terrore. Va bene tutto, ma non siamo proprio venuti giù con la piena, come diceva il mio povero papà.

Secondo, la reale dimensione della crisi Usa, un qualcosa che non si cura con l’eliminazione di un fattore di instabilità come Bin Laden, ammesso e non concesso che sia morto davvero ieri e non qualche anno fa. Oppure che sia ancora vivo. Oppure che non sia mai esistito. Poco importa. Ciò che importa è che l’effetto Bin Laden è riuscito in una delle sue missioni principali: sgonfiare il prezzo dell’argento, rendendo il suo commercio meno favorevole e appetibile e quindi evitando che i caveau del Comex restino vuoti visto l’obbligo di consegna. L’operazione, di fatto, è cominciata venerdì scorso, quando con una mossa senza precedenti il Chicago merchantile exchange ha alzato i margini sul contratto per l’argento da 14.513 dollari a 25.397 dollari, un aumento del 75% di quanto richiesto all’investitore per aprire una posizione e l’11% del valore del contratto, rispetto al precedente 6%.


  PAG. SUCC. >


COMMENTI
03/05/2011 - 10+ (J B)

Non c'è che dire.