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FINANZA/ 1. Quanti Bin Laden ci vogliono per "salvare" gli Usa?

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Ben Bernanke e Barack Obama (Foto Ansa)  Ben Bernanke e Barack Obama (Foto Ansa)

Voi come chiamate un atto simile? Io, dissuasione. E, in effetti, il combinato tra questa decisione e il breve apprezzamento del dollaro sulla scorta della notizia giunta dal Pakistan, ha fatto perdere all’argento il 10%, riportandolo nella più tranquillizzante area dei 45 dollari l’oncia, dopo giorni attorno ai 50 dollari. Al Cme hanno annunciato nuovi aumenti dei margini, «per combattere la volatilità sui mercati»: nemmeno i Monty Phyton sono mai giunti a livelli di umorismo inconsapevole tali. Il problema è uno solo: Washington, per riuscire a salvare Barack Obama nel 2012 e contemporaneamente evitare il default, dovrebbe uccidere un Bin Laden al giorno, solo così - forse - riuscirebbe a drogare anche le menti degli investitori, oltre che dei cittadini.

Già, perché dopo la conferenza stampa di Ben Bernanke, durante la quale il capo della Fed ha confermato che i tassi resteranno a zero ancora per parecchio tempo, gli hedge funds hanno aumentato a dismisura le proprie scommesse short contro il dollaro. Al 26 aprile scorso, le scommesse sul declino del biglietto verde erano ormai a quota 28,6 miliardi di dollari, 3 miliardi in più del mese precedente stando a dati ufficiali diffusi dal Commodity futures trading company: ovvero, l’America che conta e investe, scommette contro la sua valuta. E, di fatto, contro il suo governo e la sua autorità monetaria, entrambe impegnate nel deprezzamento del biglietto verde.

Sempre in base ai dati del Cftc, i traders stanno lanciandosi su euro e sterlina britannica: 12 miliardi di dollari scommessi sulla divisa comune europea, con un aumento del 12% rispetto alla settimana precedente e 3,5 miliardi di dollari in posizioni long sulla sterlina, con un aumento del 13%. Insomma, a parte lo yen - per evidenti motivi - ogni valuta al mondo è più gradita agli investitori del dollaro: non c’è da biasimarli, visto che nel giorno che vedeva l’America eliminare il suo più grande nemico, il dollaro ha retto sì e no per un’oretta sui mercati valutari prima di scendere.

D’altronde, con Ben Bernanke impegnato a stampare dollari come un forsennato, è difficile pensare che il biglietto verde mantenga un peso specifico superiore a quello di una piuma. La Fed, d’altronde, ha fatto capire chiaramente, per bocca del suo capo, che i tassi non saranno rivisti al rialzo prima dell’inizio del 2012. Inoltre, sempre Bernanke ha ribadito che la Fed compirà qualsiasi atto necessario alla ripresa economica americana, confermando che il secondo ciclo di quantitative easing verrà completato. Detto fatto, uno spasmo di gioia sintetica ha percorso Wall Street.

Peccato che nel mondo reale le cose vadano diversamente: la crescita Usa, infatti, sta calando velocemente, con il Pil annualizzato cresciuto solo dell’1,8% durante i primi tre mesi di quest’anno, in calo dal 3,1% del trimestre precedente. L’America è e resta prigioniera del debito sovrano, commerciale e privato. Ma si sa, il mondo reale è una cosa, quello dell’azionario drogato dalla Fed un’altra: subito dopo le parole di Bernanke, l’azionario Usa ha toccato il livello più alto dalla crisi dei subprime, con il Nasdaq che chiudeva ai massimi da dieci anni. La Fed, insomma, continua a stampare moneta virtuale per mantenere artificialmente in vita il sistema: per la fine di giugno, avrà comprato 600 miliardi di dollari in Treasuries a lungo termine, un’operazione che di fatto vede il governo Usa comprare il suo stesso debito da fondi creati ex nihilo.


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COMMENTI
03/05/2011 - 10+ (J B)

Non c'è che dire.