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FINANZA/ 2. Il rigore di Draghi che fa "segnare" Tremonti

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Giulio Tremonti e Mario Draghi (Foto Imagoeconomica)  Giulio Tremonti e Mario Draghi (Foto Imagoeconomica)

Resta la sensazione in molti banchieri che Draghi, ormai candidato numero al posto di Jean-Claude Trichet alla Bce, voglia fare più il prussiano che l’italiano, per rassicurare le ultime titubanze tedesche nell’accettare un “latino” seppure con pedigree americano: un tocco di rigorismo ulteriore può corroborare ulteriormente - posto che ve ne sia bisogno - la corsa per il vertice dell’Istituto con sede a Francoforte.

Una prospettiva che apre anche la successione in Bankitalia. Chi ancora sostiene che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, in cuor suo non sia entusiasta di vedere l’attuale governatore dell’Istituto di via Nazionale, che potrebbe bacchettare l’Italia, dimentica che con il trasloco di Draghi da Roma a Francoforte il titolare del Tesoro avrà voce in capitolo per scegliere il successore di Draghi in Bankitalia. In questo modo Tremonti potrebbe estendere la sua rete di potere e relazioni non invasiva, ma pur sempre potenzialmente pervasiva, anche con i vertici di istituzioni indipendenti e di garanzia.

C’è anche chi, all’interno della maggioranza di governo, paventa che oltre a poter già contare su una personalità stimata dagli addetti ai lavori, come il presidente della Consob, Giuseppe Vegas, già vice di Tremonti all’Economia, il titolare del Tesoro potrebbe adesso indicare un suo uomo di fiducia sulla Banca centrale che vigila sugli istituti di credito. Una concentrazione eccessiva? Saranno i fatti a rispondere a questo interrogativo.

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