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DOPO IL VOTO/ Così l'Italia può evitare di far la fine della Grecia

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E ora cosa fare? La ricetta, paradossalmente, non cambia chiunque abbia responsabilità di Governo, ossia anche nell’eventualità che dopo le amministrative, si decida di sciogliere le Camere, andare alle urne e le attuali forze di opposizione si coalizzino e diventino maggioranza. I problemi sul tappeto restano gli stessi e sarebbe errato guardare all’Europa perché ci tolga le castagne dal fuoco. Proprio il 30 maggio l’Università Cattolica di Lovania diramava un lavoro di Paul de Grauwe per ricordare da quali problemi di “governance” sia afflitta l’eurozona.

L’essenziale è nel trovare un equilibrio tra politica di crescita e tenuta dei conti pubblici in una fase in cui il possibile collasso della Grecia potrebbe contagiare un Paese dalla situazione politica fragile, come sottolineano gli analisti di Standard & Poor’s che hanno abbassato il rating sui nostri titoli pubblici.

Ciò vuol dire: a) riqualificare la spesa pubblica sia aumentando quella in conto capitale (ormai pari all’1,6% del Pil, mentre negli anni Ottanta era attorno all’8%) sia riprendendo una valutazione della suoi risultati, effetti e impatti (mentre le strutture preposte a questi compiti sono in letargo o smantellate); b) rilanciare le politiche di denazionalizzazione e di liberazione (come indicato, ad esempio, nel Nono Rapporto di Società Libera presentato il 25 maggio a Milano e oggi a Roma); c) completare le riforme iniziate negli ultimi tre anni; d) prendere misure specifiche per facilitare l’occupazione dei giovani e delle donne e il netto in busta paga delle fasce più deboli.

Soprattutto, occorre farlo presto prima che monti una marea di protesta analoghe a quelle in atto in altri Paesi dell’Ue.



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