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FINANZA/ 1. Quadrio Curzio: cara Ue, 2 idee per "santificare" i soldi di Gheddafi

ALBERTO QUADRIO CURZIO ci illustra due proposte sull’utilizzo dei capitali libici congelati da parte dell’Ue per aiutare le popolazioni colpite dal conflitto e sviluppare l’area Mena

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

La drammatica situazione della Libia e la pericolosità in atto, o in potenza, di tutta l’area Mena (Medio Oriente e Nord Africa) sono evidenti. È necessario allora chiedersi se l’Unione europea (Ue), il soggetto istituzionale che ci interessa qui e i cui Paesi del sud sono ai confini del Mena, abbia fatto tutto il possibile per affrontarla adeguatamente.

Noi non crediamo, anzi riteniamo che una grave carenza di tutta la strategia europea sia quella di aver trascurato gli aspetti economici e occupazionali delle insurrezioni, affidandosi invece in modo più o meno esplicito, nel caso della Libia, solo all’intervento armato della Nato (trascinata da Francia e Gran Bretagna).

In ogni caso, adesso alcuni interventi economico-finanziari rimangono urgenti, ma gli stessi vanno concepiti e attuati in termini del tutto nuovi. Noi abbiamo sostenuto queste tesi in due articoli su Il Corriere della Sera (“Serve una banca per il Nord Africa con fondi europei e mediorientali”, 5 marzo 2011; “Cambi di regime in Nord Africa. L’Europa si impegni a tutto campo”, 20 marzo 2011) che non sono stati ripresi, ma che dovrebbero trovare un certo ascolto presso quelle correnti di pensiero che reputano gli interventi armati come l’ultima opzione dopo che tutte le altre sono state esperite. Perciò siamo particolarmente lieti che ilsussidiario.net abbia notato i nostri articoli e ci abbia chiesto di ripresentare le tesi qui.

Dal punto di vista geoeconomico, Mena, in base alla classificazione del Fmi, include 20 paesi (Algeria, Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Emirati arabi uniti, Gibuti, Giordania, Iran, Iraq, Kuwait, Libano, Libia, Marocco, Mauritania, Oman, Qatar, Siria, Sudan, Tunisia, Yemen) con una popolazione totale di 410 milioni di abitanti, con riserve di petrolio che superano il 61% e di gas che superano il 45% di quelle mondiali.

Se anche ci limitassimo a Egitto, Libia e Tunisia arriveremmo a una popolazione superiore ai 95 milioni. Si tratta di un’area con grandi squilibri nei redditi che non sono certo espressi da un reddito medio annuo procapite di 5.400 dollari Usa correnti. Infatti, la distribuzione del reddito tra paesi e dentro i paesi è drammaticamente diseguale. Così lo Yemen ha un reddito medio annuo di 1.200 dollari, l’Egitto di 2.800 e il Qatar di 74.400. Un divario che può essere esso stesso causa di contagio e di instabilità per tutta l’area e di migrazioni verso l’Europa indipendentemente dalle situazioni di guerra e di insurrezioni le quali, ovviamente, accentuano i movimenti migratori.

Se non si riesce a sviluppare quell’area e a favorire una migliore distribuzione del reddito sarà difficile evitare insurrezioni, repressioni e interventi militari con scelte non sempre comprensibili (di interventi in taluni Paesi ma non in altri), mentre sarà ben difficile promuovere in tal modo la democrazia.