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FINANZA/ 1. Quadrio Curzio: cara Ue, 2 idee per "santificare" i soldi di Gheddafi

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L’attuale situazione insurrezionale avrebbe potuto essere utilizzata dall’Ue per spingere verso lo sviluppo anche quegli autocrati che in passato mai l’hanno fatto, cercando subito di attenuare le sofferenze dei molti coinvolti nelle guerre e nelle migrazioni. L’Ue ha spesso detto che essa si impegna a intervenire anche economicamente in quelle aree, ma le risorse che essa può mettere a disposizione sono minime. Il vertice dell’Ue di marzo ha prefigurato, in base anche a una Comunicazione della Commissione, il “Programma democrazia e prosperità” (Pdp) per sostenere nei paesi dell’Africa Mediterranea una transizione alla democrazia, una prosperità maggiore e meglio distribuita, una più forte partnership con il popolo e la società civile. Tutti obiettivi condivisibili, ma le risorse mobilitabili sono solo qualche decina di milioni di euro nell’immediato!

Il Pdp, che si riferisce soprattutto ai paesi del Maghreb e del Mashreq, propone anche che nel contesto del Femip (cioè la Struttura euromediterranea per gli investimenti e la partnership che opera in 9 paesi del sud mediterraneo) la Bei (Banca europea per gli investimenti) arrivi nei prossimi tre anni a prestiti fino a 6 miliardi di euro garantiti dal bilancio comunitario per le Pmi, le infrastrutture, per la formazione e la promozione della occupazione. Poi propone di estendere anche l’operatività della Bers (la Banca varata nel 1991 per aiutare alla transizione i Paesi dell’Est europeo) anche queste aree. Ma le risorse mobilitabili non bastano e in più vi è il rischio di snaturare completamente due banche (Bei e Bers) che hanno altre missioni.

Si tratta in ogni caso di modeste entità finanziarie se paragonate anche solo a quelle libiche congelate dalle risoluzioni di febbraio del Consiglio di sicurezza dell’Onu e dalla decisione del vertice europeo di marzo. Si stima che i capitali congelati in Usa e in Europa (e altrove per chi si adeguerà alle risoluzioni) del clan gheddafiano e degli enti statali libici (Fondo sovrano Lia, Banca centrale, ecc.) siano tra i 100 e i 200 miliardi di dollari (rivenienti dalle rendite petrolifere) che andranno poi consegnati a un legittimo governo libico quando il regime di Gheddafi sarà crollato.

Partendo da qui abbiamo avanzato due proposte.



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