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FINANZA/ 2. E ora la micro-finanza di Al Qaeda come colpirà?

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Gli “economisti del terrorismo” di Chicago hanno sviscerato l’“effetto di sostituzione” nelle strategie e nelle tattiche: a fronte dell’argine ai dirottamenti aerei, i terroristi si sono rivolti ad altri comparti, che, però, comportano costi maggiori e per essere attuati, richiedono risorse più ampie e risultati attesi molto più consistenti di quelli dei dirottamenti aerei. In tempi più recenti, l’Università della California del Sud è diventato il fulcro americano più importante in materia: la figura di spicco è Todd Sandler.

I lavori degli ultimi anni coniugano la “teoria dei giochi” con “la teoria economica dell’informazione e della comunicazione” e con paradigmi tratti dall’analisi dei mercati finanziari, quali la teoria delle opzioni e dei derivati. Da un lato, grazie a elaborati modelli esplicativi, questi studi documentano come il “terrorista razionale” cerchi risultati con vasto contenuto mediatico . Da un altro, le ricerche sugli “obiettivi anti-terroristi mirati” mostrano come un “anti-terrorismo a vasto raggio o a pioggia” avrebbe costi elevatissimi a fronte di risultati modesti; sono preferibili - affermano Todd Sandler e colleghi - strategie di prevenzione incentrate sulla decodificazione di segnali indiretti.

In Italia, l’economia dell’informazione della comunicazione ha gradualmente trovato posto, negli ultimi tre lustri, tra le discipline insegnate nelle Facoltà di Economia delle maggiori università. Inoltre, nel 2000-2006 si sono tenuti presso la Scuola superiore della pubblica amministrazione (Sspa) corsi e percorsi formativi d’economia dell’informazione e comunicazione che, con contenuti appropriati, potrebbero essere organizzati dalla Scuola superiore del ministero dell’Interno, anche in quanto seminari in materia vengono periodicamente tenuti al Nato Defense College a Roma e allo Staff College delle Nazioni Unite a Torino. In tali percorsi, sono state tenute lezioni sull’economia del terrorismo e sulla crescente importanza dei nessi tra il fragore delle bombe e quello dei media.

In Europa, il centro più importante di ricerche su questi temi è l’Università di Zurigo, dove gli studi economici sul terrorismo sono guidati da quel Bruno Frey che è anche uno dei maggiori teorici dell’“economia della felicità” e in passato ha contribuito in misura significativa alla teoria economica delle cultura e dei mercati delle arti sceniche. Altre sedi di rilievo sono quelle guidate da Mats Lundhal della Università di Stoccolma e da Kurt Konrad della Libera Università di Berlino.

Quali sono alcune delle principali lezioni che si traggono dall’economia dell’antiterrosismo, ad esempio dai tre volumi di 1700 pagine curati da Todd Sandler e Keith Hartley, dai lavori di Bruno Frey della Università di Zurigo e da quelli di Mats Lundhal della Università di Stoccolma e di Kurt Konrad della Libera Università di Berlino?

In primo luogo, il contenimento del terrorismo è un “bene pubblico internazionale”, che non può essere fornito da un solo Paese e di cui beneficia tutta la comunità mondiale; dopo le risoluzioni Onu, anche Siria e Libano hanno dato la loro disponibilità a operare di concerto con il resto del mondo per bloccare i soldi del terrore. Ciò avrebbe richiesto (nei limiti concessi dall’obbligo di segretezza) un collegamento in sede Nato.