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FINANZA/ 1. Ecco perché Wall Street vuol scaricare Obama

Per Barack Obama è già cominciata la campagna elettorale per le prossime presidenziali Usa, ma, spiega MAURO BOTTARELLI, avrà Wall Street contro

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Non so voi, ma io questa storia dell’uccisione di Bin Laden non riesco proprio a bermela. Sarò prevenuto, ne avrò viste troppe, ma la foto che capeggiava ieri sulla prima pagina di molti giornali, con Barack Obama, Hillary Clinton e alti papaveri dell’amministrazione chiusi nella Situation Room della Casa Bianca intenti a seguire l’operazione dei Navy Seals in diretta, mi sa tanto di immagine scattata mentre guardavano una partita di pallacanestro.

Tant’è, di certo non mi spiace in sé che al mondo ci sia uno psicopatico in meno, ma la puzza di bruciato elettorale che aleggia attorno a questa vicenda è fortissima: e non fa altro che dilazionare i tempi affinché gli Usa affrontino i reali problemi che li affliggono, in primis il debito e in secondo luogo il prezzo della benzina ormai fuori controllo a fronte del petrolio ai massimi da due anni e mezzo: e si sa che, al netto delle scorte, la spesa energetica declinata in import va a gravare ulteriormente sul deficit commerciale.

Stando a un sondaggio del Washington Post del 3 maggio, grazie all’eliminazione di Bin Laden, Barack Obama può contare ora sul 56% dei consensi, un aumento di nove punti rispetto all’ultima rilevazione fatta in aprile dal Post e da Abc News. Peccato che i sondaggi vadano saputi leggere: approfondendo i dati, si scopre infatti che quando la domanda verteva sulla gestione dell’economia da parte del governo, il buon Obama non guadagnava nemmeno una frazione di punto. Inoltre, il picco massimo di aumento per il presidente è stato registrato tra gli elettori cosiddetti indipendenti, più 10 punti a quota 52%. Peccato che lo stesso identico risultato fu ottenuto, sempre tra gli indipendenti, da George W. Bush dopo la cattura di Saddam Hussein: detto fatto, la spintarella elettorale svanì nell’arco di sei settimane.

Inoltre, un altro sondaggio, questa volta condotto da Cnn e Orc, vede il sostegno a Obama al 52%, soltanto un punto percentuale in più rispetto al periodo precedente al blitz. Insomma, numeri tutti da interpretare. Ma, soprattutto, la certezza che la storia si ripete quasi sempre. E proprio la storia vuole che un’elezione americana inizi sempre un anno prima della sua naturale scadenza, quindi quanto successo da marzo fino a oggi, va letto in chiave totalmente strategica da parte del presidente.

Non deve stupire, quindi, che Barack Obama abbia già annunciato la sua ricandidatura per il prossimo anno, muovendo in anticipo le sue pedine e inviando emissari presso i grandi elettori e soprattutto le lobbies. Nonostante Thanos Papasavvas, capo del monetario alla Investec Asset Management, interpellato da Cnbc, dia per certo che Obama verrà riletto, «poiché ogni segnale di deterioramento nell’ambito economico vedrà la Fed intervenire prontamente con la terza ondata di quantitative easing», la realtà appare differente e vede Wall Street - che nel 2008 scommise proprio sul candidato democratico - nettamente intenzionata a riportare i propri favori in casa repubblicana.