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Economia e Finanza

ALITALIA/ Lo strano "appello" di Colaninno che sfida Air France

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A pensar male si potrebbe anche ritenere che Colaninno volesse dire: Alitalia può avere i conti in ordine e ha prospettive di crescita e redditività. Ben venga la Cdp, anche se gli investimenti possiamo trovarli dove vogliamo. Ovvero: Alitalia risponde alle caratteristiche richieste dalla Cdp per un suo intervento (rileggete pure il testo dello Statuto Cdp riportato a inizio articolo e confrontatelo con le parole di Colaninno), un suo intervento non ci darebbe fastidio, ma, sia chiaro, non stiamo pregando nessuno.

Attenzione anche a quest’altro passaggio. Panara chiede “Quindi la conclusione qual è: venderà o non venderà?” e Colaninno risponde: “Alitalia può dare grandi risultati, ma ha bisogno di risorse e di infrastrutture che rendano concorrenziale anche la parte che sta a terra. Se ci sarà un contesto di questo genere la mia intenzione e quella degli altri principali azionisti è di portare avanti il nostro progetto, perché si tratta di un ottimo investimento. Altrimenti saremo ben contenti se se la prenderà qualcun altro. E, aggiungo, non mi sentirò responsabile per questo”. Cioè, sempre a pensar male: se arriveranno fondi (che non ci servono per coprire perdite, sia chiaro) e se ci saranno miglioramenti infrastrutturali Alitalia potrà raggiungere grandi risultati. In caso contrario, meglio vendere, ma nessuno poi ci venga a dire che ci siamo voluti liberare di un pessimo investimento o che non siamo stati capaci di valorizzarlo.

A pensar male, quindi, si potrebbe in sintesi credere che il presidente di Alitalia non solo vedrebbe di buon occhio un investitore strategico orientato sul lungo termine (quale potrebbe essere la Cdp), ma che senza di esso e senza miglioramenti infrastrutturali sarebbe meglio vendere l’azienda. Ma non dimentichiamoci di un particolare non irrilevante. Colaninno, almeno stando alle sue dichiarazioni ufficiali, guarda ai francesi come all’extrema ratio.

Era infatti il novembre dell’anno scorso quando dalle anticipazioni dell’ultimo libro di Bruno Vespa si lessero queste dichiarazioni di Rocco Sabelli, amministratore delegato di Alitalia, a proposito dei rapporti con Air France: “La mia opinione personale, che trasformerò in una raccoman­dazione agli azionisti è di costruire un merger tra le due compa­gnie per confluire in un aggre­gato più grande”. Immediata fu la reazione di Colaninno: “Può essere un pensiero di Sabelli, ma non è condiviso dagli azionisti. Ne vengo a conoscenza solo in questo momento”.


COMMENTI
07/05/2011 - Che ridere!!!! (Guido Gazzoli)

In parole povere adesso si giustifica l'intervento della CDP per salvare ALITALIA. Mi si speghi cosa è servita la manovra di 3 anni fa se non a "salvare" AIRONE ( e il suo debito con INTESA)e buttare a mare 13000 dipendenti...ossia più della metà della forza lavoro. Guido gazzoli

 
06/05/2011 - a Juanfran Valerón (alberto servi)

Che il fondo strategico CDP sia stato tardivamente pensato per evitare l’iniziativa di Lactalis contro Parmalat è nella realtà delle cose. Non disponiamo di difese contro scalate ostili come i francesi con il loro Fonds stratégique Purtroppo in Italia non c’è una coscienza nazionale sviluppata. Contesto che l’utilizzo del fondo strategico della CDP sia senza scopo. Potrà forse in futuro limitare qualche altra scalata. Quanto al futuro della nuova Alitalia sono dell’avviso che il solo Colaninno abbia i numeri per una gestione dignitosa. L’aver lasciato crescere fino altre 10.000 il numero degli esuberi, la folle filosofia di considerare la Compagnia una agenzia di collocamento, la scelta di personaggi travestiti da amministratori a gestirla, la connivenza dei politici, e l’abbandono di Malpensa malgrado il piano Burlando-Cempella sono le cause del fallimento. Ricordo che Malpensa raccoglie il 70% traffico nazionale fatto per la gran parte di voli lungo raggio , i soli in grado di garantire una resa economica accettabile. Nelle mani dei francesi saremmo un semplice feeder per Parigi in concorrenza con le low cost dove di rese economiche non se ne parla. A portarli in tutti gli angoli del mondo ci penserebbe l'Airfrance.

 
06/05/2011 - Juanfran Valerón (alberto servi)

Juanfran Valerón si domanda a che serve ora che l'OPA della Lactals ha avuto successo. Juanfran Valerón vorrebbe forse che ci facessimo trovare impreparati per la prossima aggressione ? Ricordo il nostro ing.Carlo De Bartolomei quando voleva la Societè Generale. Fu preso a calci in bocca dai cugini francesi. Ben vengano quindi le difese per tenere lontane mire contro i tentativi di possesso delle nostre realtà industriali pù affermate.

RISPOSTA:

Caro Servi, non sto dicendo che il fondo strategico non abbia funzioni in futuro, anzi, il mio articolo vuol cercare di spiegare che potrebbe essere usato anche per Alitalia (e ho anche rimandato all'articolo interessante di Giuseppe Pennisi). In ogni caso, non si può non ritenere che questo fondo sia stato creato ad hoc per parmalat (visto i tempi affrettati). Perché non pensarci prima, visti i precedenti che anche lei cita (senza dimenticare il caso Enel-Suez)? Tuttavia, non si può trascurare un piccolo dettaglio: il fondo non ha fermato Lactalis. Come vede, serve ben altro per non farsi "prendere a calci in bocca dai cugini francesi". (JFV)