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SCENARIO/ 2. Bertone: il grande “alleato” di Berlusconi e Tremonti sta fuori dal governo

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti durante la conferenza stampa di ieri (Foto Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti durante la conferenza stampa di ieri (Foto Imagoeconomica)

Del resto, bando alle illusioni: di soldi non ce ne sono, ma in prospettiva se ne vedranno sempre di meno. Da Francoforte arriva il preallarme della Bce: i tassi sono destinati a salire, probabilmente dal prossimo luglio, cosa che non porta del bene ai grandi debitori, quale è lo Stato italiano. Intanto, in attesa del salasso (35 miliardi o forse di più) che nei prossimi anni verrà chiesto al bilancio pubblico per rispettare il patto di stabilità europeo, apprestiamoci a fare i conti con altre uscite straordinarie: il finanziamento delle imprese internazionali del nostro Paese, dall'Afghanistan alla Libia; l'impato dei quattrini versati al fondo europeo per i prestiti alla Grecia, all'Irlanda e al Portogallo, operazioni che vedono l'Italia al terzo posto tra i massimi contributors.

In questa cornice, non è difficile prevedere una “correzione” di inizio estate che non avrà nulla a che vedere con il tanto sospirato sviluppo, che di certo non potrà essere partorito dagli aiuti di Stato. Insomma, aiutatevi da soli cari italiani. A partire dalla Confindustria, ammonisce il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, alla vigilia dell'assise degli industriali a Bergamo, replica a Emma Marcegaglia: “È l'ora di fare qualcosa per noi e non di aspettarsi soltanto che sia il governo a far qualcosa per loro”.

A dimostrazione che al premier non va giù il riavvicinamento delle strutture di Confindustria alle tematiche care a Luca di Montezemolo. Più o meno una sfida analoga a quella che Giulio Tremonti lancia alla classe di governo del Mezzogiorno: inutile chiedere soldi all'esecutivo se il Sud rischia di perdere 4-5 miliardi di contributi europei perché incapace di spendere i quattrini anche quando ci sono.