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FINANZA/ 1. L’Italia di Draghi "contagerà" Berlusconi?

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Silvio Berlusconi, Mario Draghi e Giulio Tremonti (Foto Ansa)  Silvio Berlusconi, Mario Draghi e Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Finora siamo stati abbondantemente fuori dal ciclone che ha investito Grecia, Irlanda e Portogallo. È evidente, però, come segnalato dalle più importanti organizzazioni internazionali, che il rischio del contagio esiste ancora. La condotta di Tremonti è stata finora molto accorta e ha permesso all’Italia di essere considerata credibile sui mercati e giudicata positivamente dall’Europa. Da questo punto di vista credo non si potesse fare di meglio. Sarà importante arrivare entro luglio a impostare la manovra triennale: ancorché non sarà un’operazione facile dal punto di vista contabile, sarà comunque un’ulteriore rassicurazione per i mercati sulla solidità dei nostri conti e sull’effettiva volontà di rientrare dal debito.

 

Lei dice che non sarà un’operazione facile dal punto di vista contabile: ma sarà politicamente fattibile?

 

Credo che su questo ci sia poco da discutere, nel senso che non si può non convenire sulla necessità di riarticolare meglio la manovra per cercare di rientrare dal debito. A suo tempo l’opposizione (almeno quella più responsabile) ha sempre giudicato indispensabile un fermo controllo della finanza pubblica. Potrebbero esserci degli scontri sui singoli provvedimenti, dato che nei mesi scorsi si era parlato di una tassa patrimoniale, ritenuta una strada praticabile da alcuni settori dell’opposizione, anche se personalmente penso che sia assolutamente da evitare. Staremo a vedere, ma mi sembra che sulla necessità di insistere su un aggiustamento della finanza pubblica non ci sia alternativa o spazio per una discussione polemica.

 

La manovra potrà essere una buona occasione per raccogliere l’invito di Draghi che ha parlato della necessità di ricondurre il bilancio pubblico a elemento di stabilità e di propulsione della crescita economica.

 

Con queste parole Draghi ha ribaltato la logica degli ultimi decenni: l’uso del bilancio pubblico a sostegno dell’espansione, seguendo un malinteso keynesismo, che ha determinato inflazione e aumento del debito pubblico. Secondo il governatore di Bankitalia, il bilancio pubblico deve essere un elemento di stabilità - tenendo quindi ferma la bussola della sostenibilità del debito -, ma anche un elemento di propulsione della crescita. Questo è possibile se all’interno di quel gigantesco calderone che è la spesa pubblica si fanno tagli mirati, con una selezione su tutte le voci. Dicendo questo, Draghi si è posto in netta contestazione rispetto alla strategia fin qui usata dal governo.

 

Dove bisognerebbe intervenire allora?

 

Su tutta quella che è la spesa improduttiva. Per esempio, attraverso una razionalizzazione del sistema delle agevolazioni fiscali, che valgono circa 190 miliardi di euro, e un taglio di quelli che sono i sussidi alle imprese (la Confindustria, come è noto, dice di non volerli), credo che si possano trovare già risorse importanti da destinare alla crescita. Penso anche che si possano fare operazioni interessanti di dismissioni nel campo dello Stato imprenditore e factotum, specie per quel che riguarda il capitalismo municipale. In sintesi, occorre non diminuire le spese per gli investimenti, per migliorare la qualità della conoscenza, delle infrastrutture e della ricerca, su cui ci giochiamo il futuro, ma tagliare la pioggia di risorse che si rivelano improduttive.

 

Draghi ha sottolineato anche l’importanza di ridurre le tasse sui redditi dei lavoratori e delle imprese. Finora, però, ciò non è stato fatto proprio per mancanza di copertura del gettito che verrebbe meno.



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