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FINANZA/ 1. L’Italia di Draghi "contagerà" Berlusconi?

Pubblicazione:mercoledì 1 giugno 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 1 giugno 2011, 9.33

Silvio Berlusconi, Mario Draghi e Giulio Tremonti (Foto Ansa) Silvio Berlusconi, Mario Draghi e Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Draghi su questo tema ha anche dato atto al governo di aver raggiunto risultati rilevanti sul piano del contrasto all’evasione fiscale e credo che su questo terreno si possano trovare risorse da destinare alla riduzione delle aliquote. Altre possono arrivare dai tagli di cui ho appena detto. È chiaro che non si può ottenere tutto e subito con un colpo di bacchetta magica, però da qui a rimanere in una sorta di zona grigia, di operoso attendismo fatto di incontri e tavoli tecnici in vista di una futuribile riforma fiscale ce ne corre. Bisogna dare dei segnali subito, cosa che restituirebbe un po’ di fiducia a cittadini e imprese.

 

A proposito di imprese, Draghi ha detto che ne occorre un numero maggiore di medie e grandi.

 

Dicendo questo non ha voluto criticare la formula tipica, originale e caratteristica italiana del capitalismo familiare, che è un elemento distintivo e positivo che ci è stato riconosciuto in tutto il mondo. La sua intenzione è stata sottolineare il problema delle dimensioni delle imprese. Il suo ragionamento è il seguente: le imprese sono troppo piccole, non riescono spesso a competere sui mercati, fanno ricorso massiccio al credito bancario e sono sottocapitalizzate. Sarebbe quindi meglio che le aziende, a partire da quelle piccolissime possano crescere. Ne fa quindi una questione strutturale, non legata alla qualità del nostro capitalismo familiare.

 

Cosa si potrebbe fare per facilitare questa crescita dimensionale?

 

Draghi ha evidenziato che le imprese italiane hanno in media molto meno patrimonio delle loro concorrenti straniere e dipendono in gran parte dal capitale di origine bancaria. Per questo lui prospetta una manovra per incentivare il ricorso al capitale di rischio: nella logica di una diversa ricomposizione delle voci del bilancio pubblico di cui parlavamo prima, propone di ridurre il carico fiscale sulla parte dei profitti ascrivibile alla remunerazione del capitale proprio. Inoltre, fa un riferimento specifico alla riduzione dell’Irap, che è una tassa molto odiosa, spiegando che l’aliquota legale sui redditi d’impresa supera di quasi sei punti quella media dell’area dell’euro.

 

(Lorenzo Torrisi)



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