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Economia e Finanza

SCENARIO/ 1. Bertone: la "pillola" di Berlusconi non convince le imprese

Per curare le difficoltà dell’economia italiana, Berlusconi è pronto a tagliare le tasse, mentre Tremonti è più attento alla situazione dei conti. Il commento di UGO BERTONE

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

Non è facile districarsi nel fiume delle statistiche economiche che ogni giorno dipingono scenari spesso divergenti. E che, quasi sempre, sono piegate a fini strumentali di lotta politica. Non fanno eccezione le ultime nuove dal fronte della produzione industriale, sulla base dell’analisi di Confindustria, preceduta dal Pil italiano del primo trimestre e dai numeri di Eurostat.

Da queste analisi emergono alcuni punti fermi: 1) la ripresa, in Italia, segna il passo; 2) il recupero, che in questi mesi sta perdendo energia, è esclusivamente dovuto all’export, mentre stenta a ripartire la domanda interna; 3) tra le cause profonde del malessere italiano spiccano la pressione fiscale, causa prima del trend negativo dei consumi, e il limitato, se non assente, ruolo della finanza pubblica quale motore dell’economia; 4) tra le conseguenze più gravi dell’attuale trend, spicca l’allargarsi della forbice tra le varie aree del Paese: le regioni più legate all’export, a partire dal Nord Est, sono riuscite ad agganciarsi al passo della media Ue, il Mezzogiorno ristagna sui valori, già infimi, del 2010; 6) In ogni caso, l’Italia è il Paese più lento ad assorbire la botta della crisi Lehman. Rispetto al 2007, la produzione industriale è sotto ancora di 17 punti percentuali, più di ogni altra nazione dell’area Ocse. Ovvero, alla vigilia di un possibile nuovo shock per le economie in arrivo dalla Grecia o da qualche area calda della congiuntura (vedi il deficit strutturale Usa), l’Italia assomiglia sempre più a un pugile che non si è ancora rimesso dall’ultimo ko.

Di qui l’attualità di un bivio politico che attraversa le forze della maggioranza. In estrema sintesi, si confrontano due partiti: a) una svolta è necessaria e urgente. Gli sgravi fiscali potrebbero risvegliare gli “animal spirits” dell’economia, rilanciare i consumi e rimettere in moto un ciclo di crescita che, presto, potrebbe ridar fiato alla macchina delle entrate. Solo così si può consolidare, inoltre, il patto di fiducia tra gli elettori del centrodestra e il governo. Quindi, occorre un rapido intervento sul fronte dell’Irpef e del quoziente famigliare, da compensare con nuove entrate, magari una tantum; b) la stretta sul fronte delle spese ha evitato all’Italia una deriva greca. Ma oggi, se possibile, il passaggio è ancora più stretto. I mercati finanziari non intendono fare alcun sconto alla Penisola, che continua a godere di pessima fama visto l’ammontare del debito pubblico. La sola ipotesi di sgravi fiscali, anche in presenza di eventuali e credibili compensazioni sul fronte delle entrate, verrebbe accolta da ondate di vendita sul fronte dei cds e dei titoli di Stato, con effetti devastanti sul fronte delle entrate. Insomma, il braccio di ferro tra Silvio Berlusconi, alla ricerca di un’arma per risalire la china dopo la sconfitta delle amministrative, e Giulio Tremonti, oggi quasi un’icona dell’opposizione che immagina nuovi equilibri politici.