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SCENARIO/ 1. Bertone: la "pillola" di Berlusconi non convince le imprese

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica) Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Imagoeconomica)

Ma che ci dicono i numeri, al di là delle polemiche strumentali? Innanzitutto, che l’industria italiana, grazie al salvagente dell’export, non si è comportata poi così male, nel suo complesso. Nonostante “i fiumi di parole spesi per rimarcare il divario di competitività del nostro Paese rispetto alla Germania”- nota il professor Marco Fortis - “il ritardo temporale di recupero dei massimi pre-crisi da parte dell’export italiano rispetto a quello tedesco in realtà è attualmente di non più di 6-7 mesi”.

Infatti, nei dodici mesi “scorrevoli” tra ottobre 2007 e settembre 2008, le nostre esportazioni avevano raggiunto un massimo storico a quota 376,5 miliardi di euro. Poi erano precipitate a un minimo di 291,6 miliardi nel periodo febbraio 2009-gennaio 2010, ricominciando da allora a riprendersi, prima molto lentamente, poi sempre più velocemente. Già nei dodici mesi del 2010 l’export italiano si è riportato a 337,6 miliardi, ma nei primi tre mesi 2011 ha accelerato, salendo nei dodici mesi “scorrevoli” compresi tra aprile 2010-marzo 2011 a 351,9 miliardi.

Purtroppo ci sono due punti deboli. Innanzitutto, accanto all’export cresce anche l’import di beni intermedi e di materie prime, riducendo l’afflusso di benefici per l’economia italiana. Secondo, le sorti dell’economia italiana sono sempre più condizionate dalla congiuntura internazionale e sempre meno dalle ricette, più o meno miracolistiche, di un ipotetico piano di rilancio dell’economia. In altri termini, la macchina produttiva italiana può correre solo se corre l’economia internazionale. Più ancora, occorre che il made in Italy cerchi di sfruttare nella maniera più efficiente ed efficace la spinta delle economie emergenti.