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Economia e Finanza

FINANZA/ Ecco il "patto" di Vienna che può salvare la Grecia

Proteste in Grecia contro il piano di salvataggio richiesto dall'Ue (Foto Ansa)Proteste in Grecia contro il piano di salvataggio richiesto dall'Ue (Foto Ansa)

Trasporre l’esperienza dell’Iniziativa di Vienna significa far sedere a un tavolo i possessori di titoli ellenici - banche estere - e lo Stato greco, e trovare il modo di convincere i primi a rinnovare il credito che hanno concesso (cioè acquistare nuovi titoli greci alla scadenza di quelli in possesso). Chiaramente deve esserci una cornice istituzionale (la mediazione dell'Ue e del Fmi) in quanto l’impegno al roll over del debito passa necessariamente per l’assunzione solenne di alcuni impegni di riforma del sistema fiscale e dell’economia più in generale, in modo da garantire che nel tempo così guadagnato la Grecia possa tornare a essere pienamente solvibile, ed è chiaro che lo Stato greco non è assolutamente in grado di prendere alcun impegno senza il contemporaneo supporto (tecnico e, purtroppo, finanziario) di un ente sovranazionale con poteri di controllo.

Non trattandosi del normale roll over del portafoglio degli investitori, si tratta di contrattare emissioni ad hoc a una certa scadenza (necessariamente non breve, anzi tendenzialmente più lunga della media delle emissioni) a un costo sostenibile per un debitore già sotto stress (quindi sicuramente non a tassi di mercato).

Si capisce che questo tipo di soluzione rientra nella più generale categoria delle “ristrutturazioni” dell’articolo già ricordato all’inizio, con tutto quel che ne consegue: il sostenimento del costo del “salvataggio”, in quanto a condizioni non di mercato, in capo specificamente ai creditori diretti della Grecia; certamente il ruolo di Ue e Fmi non sarebbe, nella pratica, solo di coordinamento ma anche di supporto finanziario, quindi ritengo ci sia da aspettarsi sempre e comunque un qualche scarico di parte del costo del salvataggio sui contribuenti europei (rimando allo stesso articolo per eventuali approfondimenti).

Puntualizzo che un elemento essenziale del buon esito dell’Iniziativa di Vienna è stata la volontà o l’intenzione a priori delle banche private di mantenere l’operatività nell’area, non abbandonarla, e continuare in qualche modo a finanziare le attività economiche qui presenti. Ritengo non sia casuale che si tratti dell’area dove la Germania ha delocalizzato buona parte della propria manifattura di basso profilo, che è comunque a supporto della produzione di più alto livello rimasta in Germania, e che tra le banche coinvolte ci fossero la tedesca Raiffeisen e l’italiana Unicredit che aveva acquisito la tedesca Hvb; in termini semplici, ritengo abbia giocato un ruolo importante il fatto che la Germania non avrebbe potuto permettersi industrialmente di lasciar collassare i settori bancario e manifatturiero dell’Europa dell’Est, il che ha implicato comunque una volontà delle banche private di “salvare i debitori”, obiettivo sicuramente facilitato e sostenuto dal coordinamento e controllo operati da Fmi e Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo.