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MANOVRE/ Così il nuovo asse Pdl-Lega sfida Tremonti

Pubblicazione:lunedì 13 giugno 2011

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa) Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Cercasi riforma fiscale, disperatamente. O meglio, altrettanto disperatamente, cercasi taglio delle tasse. “Riforma fiscale” e “taglio delle tasse” sono i due concetti chiave che animano, e dilaniano, la maggioranza di centrodestra. Due concetti spesso usati come sinonimi, mentre non sempre lo sono.

Tutti nel centrodestra vogliono, anzi esigono, una riforma fiscale, anche se spesso hanno le idee confuse. Altri - in primis il premier Silvio Berlusconi e adesso pare anche la Lega, dopo le parole del ministro dell’Interno, Roberto Maroni - invocano un taglio delle tasse. Però, dai documenti di finanza pubblica approvati dal consiglio dei ministri, e inviati alla Commissione di Bruxelles, non è scritto che il governo s’impegna a una secca diminuzione della pressione fiscale, ovvero la traduzione tecnica della vulgata sulla riduzione delle tasse. Bensì è scritto che l’esecutivo pensa che il carico tributario, in maniera graduale, deve essere spostato dai redditi e dal lavoro alle cose, ossia ai consumi. E che lo spostamento deve avvenire a costo zero per i conti pubblici: quindi le eventuali minori entrate devono essere compensate da altre entrate. Le finanze pubbliche italiane, che puntano a un sostanziale pareggio di bilancio per il 2014, non consentono manovre in deficit.

Insomma, si può pure pensare e dire - dietrologicamente - che il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non voglia realizzare una riforma fiscale fino a quando non siederà lui a Palazzo Chigi. Ma la questione tributaria è ormai diventata un affare prettamente politico, e non più soltanto economico. Vediamo perché.

La sberla elettorale nelle amministrative per il centrodestra, in particolare a Milano e Napoli, ha indotto sia il Pdl che la Lega ad alcune riflessioni. Le riflessioni si sono concluse con una domanda: che cosa possiamo fare prima del 2013, quando si terranno le elezioni politiche, per evitare un’ipotetica sconfitta, visto il vento elettorale che tira?

Come dire, in altri termini, che con una manovra di tagli alla spesa pubblica da oltre 40 miliardi da approvare a breve, per incidere sui saldi di bilancio 2013 e 2014, è probabile che all’appuntamento elettorale del 2013 si arrivi con un’economia in crescita ancora asfittica, alle prese con ristrutturazioni aziendali e una persistente bassa domanda, e per di più fiaccata da robusti tagli alla pubblica amministrazione. I teorici dello stato minimo - posto che esistano ancora nel centrodestra - potrebbero pure sostenere che con gli ulteriori tagli alla spesa pubblica si raggiunge l’obiettivo liberale e liberista di uno stato leggero e non invasivo. Ma di certo con riduzioni da primato nella pubblica amministrazione non si guadagnano consensi.


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COMMENTI
16/06/2011 - SIAMO TUTTI PRECARI (finale) (celestino ferraro)

Una migliore domanda sostenuta dalla piena occupazione e una migliore offerta da parte della produzione agevolata nelle sue finalità. Naturalmente i conteggi relativi a questa proposta li lascio agli esperti maestri di “Partita doppia”. Mi raccomando, niente pernacchie, volevo semplicemente contribuire.

 
16/06/2011 - SIAMO TUTTI PRECARI (2) (celestino ferraro)

Su un salario di 1000 euro mensili almeno il 50% di imposte gravano sul lavoratore e il datore di lavoro che funge da esattore d’imposta. L’età pensionabile si sposta in avanti di 5 anni per dar modo all’INPS di raccogliere risorse necessarie ai turni di lavoro sgravati da qualsiasi tributo. La pressione fiscale resta immutata, saranno i mancati introiti assistenziali e fiscali quelli che generosamente apporteranno benefici alla nostra economia. L’occupazione lavorativa, divisa in due turni, offrirà a tantissimi giovani in cerca di salario la certezza per il loro futuro, contribuendo così alla produzione industriale che crescerà a pieno sviluppo. La produzione si avvarrà di tutte le giornate lavorative, sospendendo i dì festivi che incidono sulla mancata produzione e qualsiasi tipo di scioero. Natale e Pasqua e via ogni ponte da weekend. Almeno per i primi 5 anni. Lo Stato perderà le entrate relative ai salari detassati, compensato da quella decurtazione che non si farà più fin che le cose non si aggiusteranno per il verso giusto. Difficile? Impossibile? Non so, spero soltanto che nella mia idea ci sia qualcosa di positivo da poter applicare alla nostra economia in stagnazione. Anche la Marcegaglia dovrebbe dare l’esempio se l’idea è fattibile. La finiremmo con questa tarantella del taglio fiscale per consentire alle famiglie una migliore spesa nel mercato dell’offerta.

 
16/06/2011 - SIAMO TUTTI PRECARI (celestino ferraro)

L’UOVO DI COLOMBO O LA QUADRA? Entrambe le cose. L'uovo di Colombo, è l’espediente facilissimo cui però nessuno aveva pensato prima (o mi sbaglio?); e la “Quadra” è il modo di dire del “Senatur patano” che comunica la sua soluzione quando riesce a mettere insieme diavolo e acquasanta. Mi riferisco alla difficile stagione della nostra economia, pressata da un lato dalla necessità di quadrare i conti oberati da un “Debito Pubblico” di 1890,6 miliardi di euro, e dall’altra dalla necessità di dare lavoro e salario a quella massa di gioventù esclusa dai processi produttivi della nostra economia anchilosata (con danni enormi su tutto l’apparato industriale del Paese). Premetto che non è come avere botte piena e moglie ubriaca, qua si tratta di sacrifici ragionati che potrebbero contribuire a risolvere il problema occupazionale dei nostri “precari”. Veniamo al dunque: la giornata lavorativa è di 8 ore quotidiane, sindacalmente retribuite e gravate di quei tributi che lo Stato impone per fornirsi di mezzi economici con i quali provvedere alle necessità di tutti (semplificando il sistema fiscale). Cominciamo a dividere in due turni, di 4 ore, la giornata lavorativa e obblighiamo i datori di lavoro ad assumere in eguale percentuale i lavoratori del primo turno e quelli del secondo: a parità di salario che verrà sgravato da ogni fiscalità che oggi incide sul costo del lavoro a turno unico.

 
13/06/2011 - A che scopo? (Andrea Trombetta)

Serve una riforma fiscale. Perché? Per una finanza pubblica più equa ed efficiente, perché ognuno deve concorrere alla spesa pubblica secondo il criterio di capacità contributiva. Ma non é di questo che si parla. Serve una riforma fiscale per vincere le elezioni, così si potrà fare un'altra riforma fiscale per vincere di nuovo le elezioni, e così si faranno altre riforme fiscali per rivincere le elezioni. La riforma fiscale non è stata fatta nel 2001, e non è stata fatta nel 2008, semplicemente perché non esiste ancora una buona riforma fiscale nemmeno sulla carta. Non c'è e basta. E tassare di più i consumi in un momento di economia depressa rischia di essere la mossa geniale che prima deprime ulteriormente i consumi, poi compromette la finanza pubblica!