BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

MANOVRE/ Così il nuovo asse Pdl-Lega sfida Tremonti

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

La traduzione politica di questo scenario è la seguente, secondo l’interpretazione prevalente nel centrodestra, seppure non esplicitata: Tremonti con la sua politica flemmatica, ultraeuropeista e rigorista ci condanna a sicura sconfitta. Insomma, non basta più sostenere e ricordare - secondo la versione più consolidata nella maggioranza - che è un merito aver tenuto i conti pubblici in sicurezza, che con la cassa integrazione in deroga si sono evitati licenziamenti di massa, che la riforma all’insegna dell’efficienza della pubblica amministrazione è stata avviata, che le innovazioni strutturali nella scuola e nelle università hanno raccolto consensi anche tra osservatori indipendenti e non obnubilati da ideologismi, che è stato detassato il salario variabile nell’industria favorendo la contrattazione decentrata e che con il recente decreto sviluppo ora in discussione in Parlamento si sono varate una serie di deregolamentazioni e sburocratizzazioni che rispondono alle attese liberali di aziende e cittadini.

Tutto questo non basta più, non è più sufficiente ricordarlo, serve altro. Ovvero serve - è l’idea pressoché unanime nel Pdl a partire dal primo ministro - una frustata fiscale all’economia.

Cosa, buona e giusta, ovviamente, una riforma tributaria. Cosa altrettanto buona e giusta un taglio delle tasse, altrettanto ovviamente. Ma ci sono le condizioni? E c’è un reale consenso sulla prospettiva di ridurre qualche punto percentuale a un’aliquota dell’Irpef e di aumentare qualche punto percentuale a un paio di aliquote Iva, come si discute a livello tecnico finora al ministero dell’Economia? Incrementare l’Iva con un’inflazione in agguato e una domanda ristagnante può comportare effetti collaterali negativi maggiori di quelli, presunti, positivi. E poi, siamo sicuri che un taglietto fiscale così congegnato possa davvero essere una frustata all’economia? La frustata potrebbe arrivare solo con una robusta flessione della pressione tributaria complessiva.

Forse, invece di congegnare frettolosamente uno pseudo-taglietto fiscale, ci si poteva pensare prima. In entrambi i casi, le responsabilità potrebbero essere scaricate sul titolare del Tesoro, che in questi giorni è più confortato, e a volte osannato, dal centrosinistra che dal centrodestra.

La questione, come si vede, è più politica che economica, ormai.

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
16/06/2011 - SIAMO TUTTI PRECARI (finale) (celestino ferraro)

Una migliore domanda sostenuta dalla piena occupazione e una migliore offerta da parte della produzione agevolata nelle sue finalità. Naturalmente i conteggi relativi a questa proposta li lascio agli esperti maestri di “Partita doppia”. Mi raccomando, niente pernacchie, volevo semplicemente contribuire.

 
16/06/2011 - SIAMO TUTTI PRECARI (2) (celestino ferraro)

Su un salario di 1000 euro mensili almeno il 50% di imposte gravano sul lavoratore e il datore di lavoro che funge da esattore d’imposta. L’età pensionabile si sposta in avanti di 5 anni per dar modo all’INPS di raccogliere risorse necessarie ai turni di lavoro sgravati da qualsiasi tributo. La pressione fiscale resta immutata, saranno i mancati introiti assistenziali e fiscali quelli che generosamente apporteranno benefici alla nostra economia. L’occupazione lavorativa, divisa in due turni, offrirà a tantissimi giovani in cerca di salario la certezza per il loro futuro, contribuendo così alla produzione industriale che crescerà a pieno sviluppo. La produzione si avvarrà di tutte le giornate lavorative, sospendendo i dì festivi che incidono sulla mancata produzione e qualsiasi tipo di scioero. Natale e Pasqua e via ogni ponte da weekend. Almeno per i primi 5 anni. Lo Stato perderà le entrate relative ai salari detassati, compensato da quella decurtazione che non si farà più fin che le cose non si aggiusteranno per il verso giusto. Difficile? Impossibile? Non so, spero soltanto che nella mia idea ci sia qualcosa di positivo da poter applicare alla nostra economia in stagnazione. Anche la Marcegaglia dovrebbe dare l’esempio se l’idea è fattibile. La finiremmo con questa tarantella del taglio fiscale per consentire alle famiglie una migliore spesa nel mercato dell’offerta.

 
16/06/2011 - SIAMO TUTTI PRECARI (celestino ferraro)

L’UOVO DI COLOMBO O LA QUADRA? Entrambe le cose. L'uovo di Colombo, è l’espediente facilissimo cui però nessuno aveva pensato prima (o mi sbaglio?); e la “Quadra” è il modo di dire del “Senatur patano” che comunica la sua soluzione quando riesce a mettere insieme diavolo e acquasanta. Mi riferisco alla difficile stagione della nostra economia, pressata da un lato dalla necessità di quadrare i conti oberati da un “Debito Pubblico” di 1890,6 miliardi di euro, e dall’altra dalla necessità di dare lavoro e salario a quella massa di gioventù esclusa dai processi produttivi della nostra economia anchilosata (con danni enormi su tutto l’apparato industriale del Paese). Premetto che non è come avere botte piena e moglie ubriaca, qua si tratta di sacrifici ragionati che potrebbero contribuire a risolvere il problema occupazionale dei nostri “precari”. Veniamo al dunque: la giornata lavorativa è di 8 ore quotidiane, sindacalmente retribuite e gravate di quei tributi che lo Stato impone per fornirsi di mezzi economici con i quali provvedere alle necessità di tutti (semplificando il sistema fiscale). Cominciamo a dividere in due turni, di 4 ore, la giornata lavorativa e obblighiamo i datori di lavoro ad assumere in eguale percentuale i lavoratori del primo turno e quelli del secondo: a parità di salario che verrà sgravato da ogni fiscalità che oggi incide sul costo del lavoro a turno unico.

 
13/06/2011 - A che scopo? (Andrea Trombetta)

Serve una riforma fiscale. Perché? Per una finanza pubblica più equa ed efficiente, perché ognuno deve concorrere alla spesa pubblica secondo il criterio di capacità contributiva. Ma non é di questo che si parla. Serve una riforma fiscale per vincere le elezioni, così si potrà fare un'altra riforma fiscale per vincere di nuovo le elezioni, e così si faranno altre riforme fiscali per rivincere le elezioni. La riforma fiscale non è stata fatta nel 2001, e non è stata fatta nel 2008, semplicemente perché non esiste ancora una buona riforma fiscale nemmeno sulla carta. Non c'è e basta. E tassare di più i consumi in un momento di economia depressa rischia di essere la mossa geniale che prima deprime ulteriormente i consumi, poi compromette la finanza pubblica!