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SCENARIO/ Pelanda: la mia ricetta per ridurre le tasse

Oltre al bilancio dello Stato, spiega CARLO PELANDA, occorre in Italia tagliare le tasse per favorire la crescita dell'economia e riformare il modello di welfare

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Per chiarire meglio ai lettori il progetto di riforma fiscale provo a immaginarmi neo-nominato ministro dell’Economia impegnato a sintetizzare una proposta d’azione per il Consiglio dei ministri. Immaginiamo che Tremonti si sia dimesso per assumere un importante incarico internazionale, lasciando una bozza di riforma fiscale. Ecco la memoria che preparerei.

La politica economica del governo ha tre missioni: (a) portare al pareggio, cioè a “deficit zero”, il bilancio dello Stato per non aumentare il debito, rendendo così credibile la sua sostenibilità; (b) tagliare sostanzialmente le tasse per lasciare più capitale a famiglie e imprese affinché possano aumentare consumi e investimenti, cioè la crescita; (c) riformare il modello di welfare in modo governato, preservando le garanzie essenziali e tagliando solo sprechi e spesa inutile.

La bozza Tremonti puntava a realizzare la prima missione senza attuare le altre due con il rischio di creare una “deflazione da rigore” non bilanciata da più crescita, con la complicazione di una riduzione non governata delle garanzie. Tremonti non ha previsto una detassazione sostanziale, ma solo uno spostamento delle tasse, perché non ha voluto considerare un’operazione “patrimonio contro debito” e la cancellazione dei trasferimenti attuali dallo Stato e Regioni alle imprese. Senza queste due operazioni, in effetti, i soldi non ci sarebbero. Ma facendole, ci sarebbero, come segue.

Operazione patrimonio contro debito. Si tratta di impacchettare almeno 250 miliardi in un veicolo finanziarizzabile: 80 miliardi conferendo partecipazioni statali (azioni) e 170 di immobili e concessioni. Poi si vende tale veicolo nel mercato globale al prezzo di 200 miliardi. I 50 miliardi di differenza (20% di profitto potenziale iniziale in base a una stima del Nav, valore netto periziato dei beni) sono l’incentivo per comprare subito una proprietà che poi sarà venduta nel lungo termine, a opportunità, con possibilità di profitto finale molto elevato.

Il compratore farebbe un ottimo affare. Ma anche lo Stato venditore perché userebbe quei 200 miliardi di cassa per ridurre del 10% il volume assoluto del debito, risparmiando circa 10 miliardi annui di spesa per interessi nonché almeno 4 o 5 per il minor costo di rifinanziamento del debito restante per la maggiore fiducia conquistata sul mercato grazie all’operazione di riduzione assoluta, pur parziale.


COMMENTI
13/06/2011 - tornare alla crescita ! (antonio petrina)

Queste sono le parole conclusive del governatore nelle sue Considerazioni finali del 31 maggio ed ora ,in procinto di essere il neo governatore della Bce ,è importante conoscere il suo pensiero , se accetterà la rinegozazione dei debiti ellenici ovvero la garanzia del patrimonio a debito ovvero il default.Per l'economia italiana, ogni riforma compiuta a tempo debito rafforza l'autorità del governo anzicchè indebolirla (Cavour)!