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FINANZA/ Così il patto Usa-Germania "fa fuori" l’Europa

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Ben Bernanke (Foto Ansa)  Ben Bernanke (Foto Ansa)

Quale dovrebbe essere la pillola amara che i greci dovranno ingoiare per non imporre troppe perdite a banche tedesche, francesi e belghe ma, soprattutto, alla Bce a rischio insolvenza? Taglio del 25% del personale nella pubblica amministrazione, nonostante alcuni dipendenti pubblici resteranno a casa con il 70% dello stipendio; “poll tax” dall’1% al 4%, ovvero un’imposta sui redditi dei lavoratori dipendenti pubblici e privati per finanziare i fondi ai disoccupati; tassa sulle transazioni bancarie; prima tranche di tassa patrimoniale su case, automobili, barche e piscine (anche se, non chiedeteci il motivo, per barche e piscine la tassazione varrà solo nel 2011); contributo straordinario sui baby pensionati sotto i 60 anni con più di 1700 euro di pensione; riduzioni del 10% su vitalizi e seconde pensioni; tassa speciale sul gas naturale; Iva dal 13% al 23% sui ristoranti; seconda tranche di patrimoniale dello 0,1-0,2% su tutte le proprietà. Insomma, un mix di stravaganze e interventi sacrosanti su privilegi non più sopportabili a fronte di un debito di 330 miliardi di euro.

Il problema è che, se appare equo che si debba intervenire su sprechi e rendite, non si capisce il perché le banche non debbano subire nemmeno un contraccolpo. Non è retorica anti-capitalista, ma l’esatto contrario. Il dato non è molto noto e, soprattutto, molto sbandierato, ma l’esposizione netta della banche europee verso i cosiddetti Pigs è calata da oltre 500 miliardi di euro a circa 230 miliardi di euro alla fine del 2010, un declino di quasi il 55% in un anno. I numeri, quindi, ci suggeriscono che le banche francesi e tedesche, che erano al cuore di ogni guaio in tutte le economie traballanti dell’Ue, hanno capitalizzato con successo il loro intento di ridurre l’esposizione verso obbligazioni sovrane a rischio.

Un qualcosa che trasformerà da brutte a pessime le prospettive per quei Paesi, che si trovano ora a dover fronteggiare il combinato di pressione delle vendite e costi per collocare debito sul mercato. E, infatti, se da tre giorni il decennale portoghese vola sopra il 10% di rendimento con balzi di 20 punti base al giorno, venerdì quello irlandese è arrivato a un passo dal record assoluto a quota 11,1935%. Ed ecco che emerge l’ipotesi del reprofiling del debito greco, una sorta di schema Ponzi che salvaguarderà ulteriormente gli istituti di credito scaricando i costi sugli Stati e la Bce, ovvero sui contribuenti che sono garanzia ultima di queste istituzioni. La mission è quella di evitare a tutti i costi la svalutazione nel bilancio dei titoli ellenici, ma, soprattutto, consentire che questi ultimi continuino a essere accettati dalla Bce come collaterale per ottenere credito a leva di 10 a 1. Almeno sulla carta.


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COMMENTI
14/06/2011 - Zerohedge (J B)

Noto con piacere che ne è diventato un assiduo lettore. Però, tanto per chiarire meglio le cose, avrebbe dovuto spiegare un poco meglio il passaggio sulle passività dello stato patrimoniale della Fed.