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FINANZA/ Così il patto Usa-Germania "fa fuori" l’Europa

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Ben Bernanke (Foto Ansa)  Ben Bernanke (Foto Ansa)

Basti guardare la lista dei primi venti Primary Dealers attualmente riconosciuta dalla Fed, ovvero gli istituti che godono di una corsia preferenziale per il finanziamento da parte di Bernanke e che sono i principali beneficiari dei dollari a pioggia: su venti, dodici non sono statunitensi! Eccoli: Bnp Paribas Securities Corporation, Barclays Capital Incorporated, Credit Suisse Securities (Usa) LLC, Daiwa Capital Markets America Incorporated, Hsbc Securities (Usa) Incorporated, Mizuho Securities Usa Incorporated, Nomura Securities International, RBC Capital Market LLC, RBS Securities Incorporated, SG Americas Securities LLC e UBS Securities LLC.

Come mai? Partendo dal dato di fatto che questo denaro è fruibile attraverso operazioni on e off-shore, ciò che è accaduto è che i 600 miliardi di dollari cash sono stati rapidamente rimpatriati e utilizzati da filiali americane di banche straniere per riempire i buchi di sottocapitalizzazione lasciati dall’esposizione ai Pigs insolventi e per tutte le necessità di capitale legate a rischi di bancarotta. Vi stupite ancora del perché, di colpo, le banche tedesche sono così desiderose di pagare i tagli sui rendimenti dei bond greci, mentre quelle francesi, beneficiarie sì ma in maniera minore dei regalini della Fed, no?

Grazie alla cortesia delle loro filiali americane, che hanno ottenuto finanziamenti in dollari dalla Fed al tasso di 1 a 0, immediatamente le banche si sono ritrovate in grado fronteggiare il mark-to-market sul debito greco pari a 50 centesimi sul dollaro. E non solo per quanto riguarda la Grecia, ma per tutti i Pigs, i quali incorrerebbero in tagli sui rendimenti nel momento stesso in cui Atene vada in default, volontariamente o meno. Insomma, le banche europee - ma soprattutto quelle tedesche - grazie a quei 600 miliardi rimpatriati sono perfettamente coperte per fronteggiare crolli della capitalizzazione in caso Portogallo, Irlanda, Grecia dovessero incorrere in default e quindi vedere il valore dei loro bonds tagliati dal 20% al 60%.

Ovviamente, questa scelta scaricherebbero i costi del default greco sulla Bce, rischiando come abbiamo già spiegato ampiamente, di renderla insolvente. Ancora stupiti della scarsissima resistenza opposta dalla Germania alla successione alla Bce di Mario Draghi, invece che di un tedesco? Ancora stupiti della recente animosità esplosa tra Angela Merkel e Jean-Claude Trichet? Come scritto la scorsa settimana, la Germania si sta preparando alla fine della Bce e grazie a Ben Bernanke è certa di essere sufficientemente capitalizzata a livello bancario per gestire la fine ingloriosa del prestatore di prima e ultima istanza d’Europa.

Ancora stupiti della debolezza del dollaro dall’inizio del QE2? Invece di riprezzare l’euro al cosiddetto fair value, il giusto valore che negli Usa è visto nella quasi parità (1,10), questo finanziamento a pioggia dagli Usa all’Europa - ripetiamo, 600 miliardi di dollari - ha dato vita a una crescita artificiale della divisa europea pari a 2000-3000 pips: insomma, la Fed era pronta a tamponare la sottocapitalizzazione delle banche europee barattandola però con il calo dell’output economico europeo (euro alto, infatti, significa difficoltà nell’export).



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COMMENTI
14/06/2011 - Zerohedge (J B)

Noto con piacere che ne è diventato un assiduo lettore. Però, tanto per chiarire meglio le cose, avrebbe dovuto spiegare un poco meglio il passaggio sulle passività dello stato patrimoniale della Fed.