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Economia e Finanza

QUALCOSA DI SINISTRA/ Perchè il "nuovo" Tremonti non piace più a Pdl e Lega?

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Non bastano più le chiacchiere, non bastano più le promesse a lungo termine. La Lega aveva fatto incetta di consensi promettendo i tagli alle tasse, un federalismo fatto di meno soldi ai terroni e niente immigrati clandestini. La storia fa sì che i clandestini approdino a frotte quotidianamente sulle nostre sponde e le tasse siano ai massimi. E il federalismo? Dov’è finito il potere risanante del federalismo? È finito nell’inferno delle bugie. Ancora una volta: non le bugie di Tremonti, ma quelle dei capipopolo leghisti.

È chiaro che il federalismo sarà benefico alle finanze pubbliche - questo l’ha sempre sostenuto anche Tremonti -, ma lo sarà tra cinque o meglio dieci anni, quando finalmente - superati tutti i gradualismi necessari appunto affinché chi subisce il danno delle scelte di oggi sia diventato altra persona da chi le ha fatte - una siringa dovrà costare 1 euro in tutta Italia e non 1 euro in Lombardia e 3 euro in Campania, pena l’impossibilità della Campania di comprare siringhe e la necessità dei campani di andarsi a far pungere altrove o di cambiare i loro governanti; o, ancora, quando l’emergenza rifiuti a Napoli sarà un problema solo di Napoli e della Campania e non di tutto il Paese.

Ma questa purga sociale non genererà i suoi effetti entro il 2013, quando - in teoria - si dovrà tornare a votare per le politiche. Li genererà molto più avanti, quando non saranno più utili a Bossi per farsi rieleggere. E comunque il federalismo “a posteriori”, come questo che si vuole introdurre in Italia, non avrà alcuna somiglianza con la secessione, ancora oggi obiettivo scolpito nell’articolo 1 dello Statuto della Lega e mai rinnegato, ma sarà al confronto un brodino da convalescente.

Tremonti non vuole aumentare troppo l’Iva, perché sa che colpirebbe anche i redditi bassi e sarebbe molto “di destra”, come misura. Ma allora non è dalle imposte indirette che può ricavare le risorse con cui compensare il taglio delle imposte dirette, quelle sul reddito. Non può che confidare ancora nel recupero dell’evasione fiscale - che però è un valore aleatorio, una “x” tutta da valutare - e nel disboscamento della giungla delle agevolazioni fiscali, operazione forse più facile, perché nelle quasi 500 norme che la compongono non si raccapezzano più neanche i commercialisti, figuriamoci i parlamentari, e ben pochi tra i senatori e i deputati riusciranno a capire in anticipo se la misura che sta approvando alla Camera o al Senato colpirà o premierà i suoi elettori… Un po’ come la faccenda della riforma previdenziale, governare per formule iniziatiche, unica strada per farsi approvare sacrifici. Ma anche il riordino delle agevolazioni non può creare chissà quale gettito. Insomma…