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ACQUA PUBBLICA/ Cosa cambia dopo il voto del referendum?

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Un momento delle manifestazioni pro referendum (Foto: ANSA)  Un momento delle manifestazioni pro referendum (Foto: ANSA)

Il secondo quesito tocca un aspetto di maggiore gravità. Si elimina dalla formula di calcolo della tariffa del servizio idrico integrato la remunerazione del capitale investito. La conseguenza di ciò è che la tariffa permetterà di ripagare solo i costi operativi e gestionali, mentre tutto quanto viene investito in nuovi impianti e reti o nella manutenzione/sostituzione delle vecchie infrastrutture sarà a fondo perduto. Quale banca o quale partner/investitore privato è così disposto a investire in una società sapendo che il suo capitale non riceve neppure un tasso di interesse pari a quello dei titoli di Stato? Nessuno, ad eccezione dello Stato o degli enti locali. Almeno due sono però i problemi legati a questa risposta. In primo luogo: può lo Stato e gli altri Enti locali far fronte agli investimenti previsti? E in che modo? Con quali conseguenze?

Attualmente sono previsti 64 miliardi di investimenti nel servizio idrico integrato (Bluebook 2010). Questa cifra si può spiegare, in parte, per l’obsolescenza delle reti di acquedotto, che in media, in Italia, perdono il 37% dell’acqua immessa, con punte ben al di sopra del 50%. Ma non solo. L’acqua, naturalmente, è e deve essere un bene pubblico, tuttavia essa è distribuita in maniera non omogenea sul territorio: perchè sia un patrimonio veramente “pubblico”, e non solo di chi ne ha già in abbondanza, necessita di reti di captazione e distribuzione per raggiungere aree del Paese (come parti della Puglia e della Sicilia) dove ancora esistono problemi di fornitura regolare del servizio e perfino rischi stagionali di accesso all’acqua in alcune ore della giornata. Non va dimenticato poi che occorrono fognature e depuratori che tutelino la qualità dei corpi idrici (fiumi, laghi e mari) nei quali si scaricano le acque reflue e la cui qualità in Italia è oggi ben al di sotto della media europea. Difficilmente, in questo contesto di difficoltà economica, il settore pubblico potrà impegnarsi per questa cifra, a meno di un’importante aumento del prelievo fiscale, generale o locale. Ma aumentare oggi le tasse è una risposta impopolare e socialmente gravosa.



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COMMENTI
15/06/2011 - Bravi scemi! (Gigi Gigio)

O non ci avevano detto che votando "sì" al referendum sarebbe andato tutto meglio? Che si sarebbero ridotti i costi ed i servizi sarebbero migliorati? Ed ora, solo ora, ci dicono che grazie ai "sì" aumenteranno le tasse, perché gli enti locali dovranno far fronte alle spese per l'ammodernamento della rete idrica, i servizi continueranno ad essere scadenti, perché non c'è apertura al mercato, e quindi rimane tutto in mano ai "soliti", gli sprechi d'acqua rimarranno... però questo viene detto DOPO! Publiacqua è una municipalizzata toscana, ovvero una società privata a capitale pubblico (i soci i Comuni delle provincie di Firenze, Pistoia, Prato ed Arezzo). Publiacqua si lamenta, ergo si lamentano i suoi soci, che hanno investito i capitali. I quali soci, essendo Comuni, sono amministrati da politici che, in Toscana, erano tutti favorevoli al "sì". Quindi, hanno fatto di tutto per far votare "sì" ai cittadini ed ora si lamentano perché il "sì" ha vinto. Non so se sono più cogl.. io di loro o chi li vota e li ascolta.