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LETTERA/ Altro che locomotiva, il Nordest soffre più dell'Italia

Pubblicazione:giovedì 16 giugno 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

In secondo luogo, mentre il Nordest del boom economico del passato viaggiava su ritmi e numeri analoghi a quelli dei principali competitori internazionali, Germania in testa, oggi risente della situazione generale del Paese. Saggiamente Giannino ricorda, ad esempio, che nelle aree comparabili tedesche, vale a dire quelle con più elevata presenza manifatturiera, la crescita è tra il 7% e l’8%, vale a dire tre-quattro volte superiore a quella del nostro Nordest; e non sono certo segnali incoraggianti quelli del primo trimestre 2011, in cui la crescita media tedesca è stata dell’1,4% (con proiezione annua del 5%), a fronte di un dato italiano di tre volte inferiore. Il tutto in un contesto planetario in cui la crescita media è del 5%, con una quindicina di Paesi emergenti che viaggiano su livelli nettamente superiori.

Sarà bene, infine, prendere nota di quanto appena segnalato da Confindustria: l’Italia ha perso due posizioni nella graduatoria dei 20 Paesi più industrializzati, superata da India e Corea del Nord; e la produzione è praticamente ferma ai livelli dell’estate 2010. I dati sono impietosi, anche perché il sistema Paese rimane saldamente ancorato alla produzione manifatturiera, alla quale sono legati più di un terzo del Pil e 8,2 milioni di unità di lavoro.

In queste condizioni, il manifatturiero Nordest può sì e no farsi vento, con quel +2,1% registrato dall’Istat. Certo, sta meglio del resto d’Italia, ma a differenza del passato non è più in grado di fare da locomotiva, trainando il resto del Paese. Si impegna come una volta, è sempre flessibile e ricco di inventiva, sa destreggiarsi nella crisi meno peggio degli altri. Ma soffre forse più degli altri dei vincoli del peso fiscale, dell’inefficienza burocratica, del calo dei consumi interni, delle difficoltà di accesso al credito, e via di questo passo.

Tanto più che non nel Far East, ma alle porte di casa, ha come vicini piccoli Paesi come l’Austria e la Slovenia dove tutte queste zavorre sono di gran lunga inferiori. Nessun brindisi, quindi, e nessuna passerella: solo la voglia di non essere considerati, una volta tanto, fenomeni da baraccone.



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