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Economia e Finanza

BCE/ Berlusconi a Bini Smaghi: “Dimettiti. Se no salta la nomina di Mario Draghi”

La strada per la nomina di Draghi alla presidenza della Bce sembrava spianata. Tra gli ultimi passaggi utili a ottenere la carica, il voto positivo della Commissione Affari monetari dell’Ue

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La strada per la nomina di Mario Draghi, attuale governatore della Banca d’Italia,  alla presidenza della Bce, sembrava spianata. Tra gli ultimi passaggi utili a collocarlo sullo scranno più alto dell’Eurotower, il voto positivo della Commissione Affari finanziari dell’Unione europea. La ratifica dovrebbe giungere il 24 giugno, da parte dei leader al vertice Ue.  Tutto a patto che Lorenzo Bini Smaghi si dimetta da consigliere della Bce. Glielo ha chiesto ufficialmente il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi a nome del governo. Un passaggio necessario «per ottenere dalla Francia l'assenso alla candidatura». Parigi, infatti, pretende che nella Bce ci sia la presenza di un francese «e questo potrebbe realizzarsi -  ha spiegato Berlusconi - con le dimissioni di Bini Smaghi dal board della Banca centrale». Date le circostanze, «c'è la richiesta ufficiale di dimissioni da parte del governo». Questa mattina Bini Smaghi è stato ricevuto da Berlusconi e Gianni Letta. All’uscita da Palazzo Chigi non ha rilasciato alcuna dichiarazione, mentre Berlusconi in una nota ha riferito: «Nel colloquio, in previsione della prossima nomina di Mario Draghi a presidente della Banca centrale europea, il presidente Berlusconi ha chiesto al dottor Bini Smaghi di compiere spontaneamente e responsabilmente un passo indietro, dando le proprie dimissioni, nel pieno rispetto dell'autonomia della Banca Centrale Europea». Si legge, ancora, nella nota: «Una regola non scritta della Banca centrale europea suggerisce l'opportunità di assicurare la presenza nel proprio “board” di un solo rappresentante di ciascuno dei principali Paesi dell'area euro». Resta da capire come Bini Smaghi l’ha presa e i suoi intendimenti futuri. Più volte ha ribadito che la permanenza in carica di 8 anni non può essere inficiata da pressioni esterne, e che la garanzia di autonomia dell’organismo europeo dipende anche dalla certezza che i consiglieri possano portare a termine il proprio mandato.