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MANOVRA/ Bertone: dai tagli alle pensioni, la mia ricetta per l’Italia

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Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)  Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Può piacere o non piacere, ma la regola, ai tempi dell’economia globale, non ammette deroghe: a comandare sono più i mercati finanziari che non i Parlamenti dei singoli Stati. È una novità sgradevole, su cui già ci sono fiumi di inchiostro, ma che, vista con altri occhi, non è poi così nuova.

Per almeno cinquant’anni, infatti, i Paesi emergenti (quelli che un tempo erano definiti Terzo Mondo) hanno dovuto chinare il capo di fronte ai diktat del Fmi e della Banca Mondiale, pena la bancarotta economica. Oggi, per effetto della crisi globale che ha messo in discussione la leadership dell’Occidente, a dover subire le regole dei mercati senza poter vivere al di sopra dei propri mezzi, è la Vecchia Europa. Italia, già terra della dolce vita, compresa.

È il caso di inquadrare in questa cornice sia la manovra finanziaria che entro il 2014 dovrà metterci al passo dei canoni della stabilità finanziaria che la tanto reclamata riforma del fisco. Altrimenti si rischia di fare un esercizio sterile: una qualsiasi mossa mal digerita dagli operatori finanziari potrebbe far schizzare il differenziale tra i titoli del debito pubblico italiano e i Bund tedeschi ben oltre la soglia, già assai allarmante, dei 200 punti base di questi giorni. In tal caso, ogni possibile sforzo risulterebbe vano in partenza..

Il problema, insomma, è il seguente: come arrivare al pareggio di bilancio entro il 2014? Già così è un quesito quasi impossibile. Ma, tanto per complicare il quadro, aggiungiamo due passaggi. Bisogna riuscirci senza deprimere ulteriormente gli investimenti o qualsiasi altro ingrediente necessario per lo sviluppo. Non solo. Bisogna combinare questi sforzi con una riforma del fisco che alleggerisca la pressione sui contribuenti: diciamo che servono subito altri 15-20 miliardi.

Come fare? Per prima cosa, come in ogni famiglia che si rispetti, si tratta di capire cosa e di quanto si può tagliare, dopo essersi procurati un paio di robusti tappi per le orecchie per non ascoltare lai e lamenti che già si levano dal fronte della “società civile” che chiede spese ordinarie e straordinarie.



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COMMENTI
20/06/2011 - La mia ricetta ... (celestino ferraro)

SIAMO TUTI PRECARI - Niente di trascendentale, la giornata lavorativa di 8 ore divisa in due turni, mattina e pomeriggio. A salario intero, recuperando i maggiori costi che graverebbero sul datore di lavoro, detassando le retribuzioni e i salari da ogni balzello fiscale. Sarebbe come una riduzione delle tasse generalizzate, concentrate però sui salari retribuiti per intero. La piena occupazione e la produzione sostenuta, compenseranno lo Stato dei mancati introiti tributari. Il resto lo lascio alla perspicacia di chi legge. Ovviamente è solo un'idea, ma se fossi uomo di governo, mi sperimenterei. Immagino anche il trambusto sociale che ne deriverebbe, tempo libero da occupare con una miriade di iniziative atte ad alimentare soluzioni edonistiche e investimenti produttivi. CF