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Economia e Finanza

MANOVRA/ Bertone: dai tagli alle pensioni, la mia ricetta per l’Italia

Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)Giulio Tremonti (Foto Imagoeconomica)

Tagliare, come sa ogni massaia, si può sempre. In Italia, secondo i conti del Cerm, sarebbe sufficiente che la spesa sanitaria delle Regioni avesse le stesse performances della regione Umbria, eletta come “benchmark” per la sua posizione mediana tra Nord e Sud, per generare risparmi per 12 miliardi annui, In particolare, sarebbe sufficiente che cinque regioni (Campania, Sicilia, Puglia, Calabria e Lazio) si mettessero al passo per ricavare risparmi per 9,4 miliardi. Senza per questo incidere sulle prestazioni, se si pensa che lo standard delle regioni incriminate è largamente inferiore alla media della Sanità italiana, che gode di eccellente stima.

L’esempio Sanità è solo uno fra i tanti. La macchina dello Stato amministra 784 miliardi all’anno, di cui più della metà, il 50,6% per l’esattezza, finisce in salari, stipendi, pensioni e interessi sul debito pubblico (70,1 miliardi, pari al 4,5% del Pil). Purtroppo, sarà necessario incidere su una o più di queste voci, ben sapendo che la spesa per interessi può scendere, congiuntura dei mercati permettendo, solo per effetto di una condotta virtuosa.

Difficile, poi, colpire le spese in conto capitale, ormai scese del 18,5% e che semmai necessitano di un urgente rilancio. Non restano, in sostanza, che gli stipendi e i consumi intermedi (263,505 miliardi), per cui si profila un nuovo blocco nel 2013, quando si sarebbe dovuta riaprire la trattativa per i rinnovi triennali. Altra voce calda: la previdenza, ovvero la voce più elevata con un peso di 298,1 miliardi. Raffaele Bonanni, leader della Cisl, ha già messo le mani avanti definendo “irreale” l’ipotesi di un innalzamento dell’età pensionabile delle donne a 65 anni anche nel settore privato, dopo il pubblico impiego. Ma è facile prevedere che si andrà, prima o poi, in quella direzione.

Così come si dovrà intervenite con il bisturi sul 48% della spesa totale, oggi amministrata dalle Regioni. Va detto che in questi anni i capitoli di spesa rimasti in mano all’autorità centrale (Difesa, Giustizia, Pubblica Istruzione) hanno subito tagli anche feroci. Assai meno è avvenuto in una certa periferia. La ricetta, insomma, non può che passare da: 1) un giro di vite a caccia degli sprechi che si annidano nei consumi intermedi; 2) il congelamento degli stipendi del pubblico impiego; 3) interventi sull’età pensionabile.


COMMENTI
20/06/2011 - La mia ricetta ... (celestino ferraro)

SIAMO TUTI PRECARI - Niente di trascendentale, la giornata lavorativa di 8 ore divisa in due turni, mattina e pomeriggio. A salario intero, recuperando i maggiori costi che graverebbero sul datore di lavoro, detassando le retribuzioni e i salari da ogni balzello fiscale. Sarebbe come una riduzione delle tasse generalizzate, concentrate però sui salari retribuiti per intero. La piena occupazione e la produzione sostenuta, compenseranno lo Stato dei mancati introiti tributari. Il resto lo lascio alla perspicacia di chi legge. Ovviamente è solo un'idea, ma se fossi uomo di governo, mi sperimenterei. Immagino anche il trambusto sociale che ne deriverebbe, tempo libero da occupare con una miriade di iniziative atte ad alimentare soluzioni edonistiche e investimenti produttivi. CF