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Economia e Finanza

PARADOSSI/ Famiglie e imprese, ecco perché non conviene tagliare le tasse

In Italia, spiega GAETANO TROINA, si dovrebbe rivedere il carico fiscale, favorendo i redditi da lavoro e di impresa rispetto a quelli delle grandi rendite, ma senza ridurlo

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Martedì sera, sul finire della trasmissione televisiva Otto e mezzo, il ministro Brunetta, a sostegno di una sua tesi affermava che ormai la crisi economica era superata. Ho immediatamente pensato che fosse una battuta, poi, invece, il suo ragionamento confermava l’assunzione fatta che mi sembrava, a dir poco, azzardata se non assurda, specialmente se a effettuarla era un Ministro del governo in carica.

Mi sono domandato se il Ministro fosse informato della crescente disoccupazione, specialmente di quella giovanile, dell’ininterrotta chiusura delle piccole e medie imprese, del crescente livello della povertà e dell’impossibilità che hanno molte famiglie non solo di far fronte ai propri impegni debitori (specialmente per i mutui sulla casa), ma di raggiungere, senza ulteriori rinunce, la fine del mese.

Mi sono domandato se il Ministro, passeggiando per le vie del suo quartiere, si è mai preso la briga di contare quanti esercizi commerciali sono stati chiusi e come questo numero cresca giornalmente. Mi sono domandato se il Ministro conosce l’ammontare del debito di natura commerciale che gli enti pubblici (specialmente lo Stato) hanno con le imprese e che sistematicamente viene dilazionato soffocando di conseguenza la posizione finanziaria di molte aziende.

Mi sono domandato questo e altre cose; poi ho appreso che il Ministro, lo stesso giorno, in un convegno di fronte a una signora che voleva fargli una domanda e che si presentava come “una precaria della pubblica amministrazione”, sdegnato si alzava, abbandonava la sala e affermava: “Questa è la peggiore Italia!”. Allora ho compreso tutto: il Signor Ministro si immagina un’Italia che non c’è.

Passando, solo apparentemente, ad altro tema, intendo evidenziare come nei giorni successivi alle due votazioni abbiamo assistito a una sorta di schizofrenia comunicativa. Sulla scena governativa abbiamo avuto, da un lato, il ministro Tremonti che tiene ben serrato il cordone della borsa, e dall’altro il ministro Maroni che reclama maggior coraggio nelle scelte economiche.