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PARADOSSI/ Famiglie e imprese, ecco perché non conviene tagliare le tasse

Pubblicazione:venerdì 17 giugno 2011

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Al centro della scena il Presidente del Consiglio, che ci informa della sua intenzione di programmare e realizzare una riforma fiscale (che, se tutto va bene, potrà entrare in vigore solo nel 2013); immediatamente dopo, in scena rientra il ministro Tremonti che, smentendo sostanzialmente il capo del governo, afferma l’impossibilità di effettuare la riforma fiscale perché costerebbe ben 80 miliardi, in questo, giustamente, sostenuto dall’Europa.

Sulla scena improvvisamente si materializza il fulmine-minaccia della Lega che, con il dito puntato, avverte che “chiederà” quello che si deve fare solo Domenica alle sorgenti del Po. Sulla scena riappare il ministro Tremonti che avanza l’ipotesi di ridurre da cinque a tre le aliquote fiscali e di volerle singolarmente ridurre nella percentuale di imposizione, incrementando, di contropartita, le imposte sui consumi (prevalentemente l’Iva).

Forse occorre fermarsi e ragionare, altrimenti lo shock elettorale subito dalla maggioranza parlamentare sarà foriero di rimedi peggiori del male. Forse occorre ascoltare, forse occorre chiedere aiuto, forse sarebbe urgente e utile riflettere sulle indicazioni che il Governatore della Banca d’Italia ha fornito nell’ultima sua relazione annuale, ma comunque occorre pensare prima di proporre.

Questo Paese, per superare la crisi, ha bisogno di una crescita economica, di investimenti innovativi, di incrementare i consumi, di sostegno alle famiglie (specialmente in funzione del carico familiare e specialmente di quelle che oggi stentano di più), di supporto alla cultura e al turismo (le nostre naturali e prime imprese), di rivedere in maniera intelligente il cosiddetto patto di stabilità (per permettere a quegli enti territoriali minori che ne hanno la possibilità di effettuare “lavori pubblici” di loro competenza e di dare occupazione), di rivedere il ventaglio del carico fiscale (ovviamente, senza diminuirlo nel suo valore assoluto perché sarebbe fatale farlo in questo momento) favorendo i redditi da lavoro e di impresa rispetto a quelli delle grandi rendite, ma soprattutto continuando e intensificando la lotta all’evasione fiscale che resta il grandissimo problema asociale dell’Italia.


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