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FINANZA/ Quanto ci costerà il grande "bluff" di Francia e Germania?

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Le banche tedesche sono esposte verso i cosiddetti Pigs per 524,1 miliardi di euro, quelle francesi per 385 miliardi, quelle britanniche per 349,3 miliardi, quelle olandesi per 184,6 miliardi, quelle statunitensi per 149,3 miliardi e quelle belghe per 135,1 miliardi. E l’Italia? Pressoché immune, però costretta a pagare 80 miliardi di soldi pubblici (miei e vostri) al Fondo salva-Stati per tenere in vita quelle banche scriteriate attraverso prestiti con cui pagare le cedole dei bonds ellenici che hanno in pancia.

Sapete di quanto è sceso il rendimento del decennale greco dopo la notizia dell’ok di Berlino al secondo prestito? Di 36 punti base, una miseria. In compenso, a beneficiare dello sviluppo è stato l’indice Dax della Borsa di Francoforte, che martedì ha segnato un bel +1,86% a 7293,69 punti. Non è la Grecia a essere salvata, ma Germania e Francia! E non è tutto: le banche di Germania e Francia hanno la più ampia esposizione anche al debito portoghese e spagnolo: stando a dati della Banca per i Regolamenti Internazionali, qualcosa come 50 miliardi solo per le banche tedesche e 45 per istituti francesi. Altro che Piigs, altro che Spagna come prossima vittima sacrificale: senza i soldi di tutti noi, i prossimi ad andare a gambe all’aria sarebbero Francia e Belgio, conti alla mano.

E sapete una cosa che nessuno vi dirà? Francia, Regno Unito e Germania la scorsa settimana sono stati i primi tre nella classifica dei riceventi netti di scommesse al ribasso da parte dei mercati e non solo al livello sovrano, per tutte le categorie: il derisking nozionale netto francese è pari a 630 milioni di dollari (pari a 129 contratti), quello del Regno Unito di 558 milioni e quello tedesco di 370 milioni. Ma ancora non basta, visto che il cortocircuito è ormai folle: sapete chi sono i paesi più esposti al debito greco? L’Irlanda (3,9% del suo Pil in debito greco) e il Portogallo (4,3% del suo Pil in debito greco): insomma, un esercito di storpi con una sola stampella a disposizione che si regge uno con l’altro. Alla prima caduta, giù tutti.

E che dire del fatto che tre giorni fa, come riportava la Reuters, Fitch abbia abbassato di tre gradini il rating di Cipro, vista l’eccessiva esposizione alla Grecia (un terzo degli assets del sistema bancario cipriota è investito in Grecia), al debito greco (le banche di Nicosia hanno in pancia circa 14 miliardi di euro di titoli di Stato greci e 5 miliardi in bond bancari ellenici) e all’eventuale taglio dei rendimenti obbligazionari (in caso di haircut del 50% sulle obbligazioni greche, il sistema bancario cipriota dovrebbe ricapitalizzarsi per una cifra pari all’11% del Pil). Pensate che a Nicosia, se l’aria dovesse farsi ulteriormente pesante, non bussino alla porta della Bce con il cappello in mano? La questione è tutta politica e quindi diventano molto più chiari due accadimenti delle scorse settimane, l’arresto di Dominque Strauss-Kahn e il via libera dell’Ecofin e dell’Eurogruppo alla candidatura di Mario Draghi alla guida della Bce.

Cominciamo dal primo punto. Domenico Lombardi è un ex membro del consiglio esecutivo del Fmi e ieri, interpellato da Reuters, non ha usato mezze frasi: «Il Fmi si trova in assenza di leadership politica proprio in un momento cruciale. Gli europei sono ancora molto divisi e noto come il Fmi stia diventando ogni giorno più conservatore in fatto di rispetto pedissequo delle regole e di avversione del rischio».



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COMMENTI
02/06/2011 - occorrono misure antincendio (francesco taddei)

spero che i nostri politici oltre a essere cittadini del mondo e spegnere incendi dappertutto si ricordino che vivono in una casa con altri 58 milioni di persone e che c'è da pensare anche a loro oltre che agli altri. sono eletti per questo.