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FINANZA/ Quanto ci costerà il grande "bluff" di Francia e Germania?

Pubblicazione:giovedì 2 giugno 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Gli Stati Uniti, i principali azionisti del Fmi, hanno da sempre supportato i piani di salvataggio al fine di preservare la stabilità finanziaria globale, ma ora i dubbi crescono a Washington, visto che stando al giudizio di un funzionario molto addentro alla questione citato da Reuters, «agli occhi degli Stati Uniti una ristrutturazione del debito greco è inevitabile al 100%. La Grecia ha due opzioni: aumentare le entrate o ristrutturare». Esattamente ciò che Christine Lagarde, ministro delle Finanze francese e principale candidata alla successione di Dominque Strauss-Kahn, ha definito «un’opzione fuori dal tavolo di discussione».

Forse è fuori dal tavolo, ma certamente è ancora nel menù, almeno per Washington. È chiaro che ogni forma di ristrutturazione è tabù per la Bce, spaventata dalla possibilità che questa opzione possa portare caos finanziario in tutta l’eurozona e anche per le agenzie di rating, secondo cui diverrebbe a quel punto automatico un downgrade non solo della Grecia, ma di tutti i periferici. La questione è tutta in mano alla cosiddetta trojka Ue-Fmi-Bce, i cui emissari in Grecia entro questa settimana dovranno dare una risposta chiara all’unica domanda sul piatto: il debito greco - 330 miliardi di euro, circa il 150% del Pil - è sostenibile?

Per “chiara” intendo questo: il debito greco è sostenibile se riceve X miliardi in ulteriore supporto e privatizza assets per un controvalore X entro la data X, innalzando contestualmente le entrate di X e tagliando la spesa per X miliardi. Vi pare possibile ricevere una risposta simile, chiara e netta, da burocrati simili a quelli di Bce-Ue e Fmi, soprattutto ora che Washington guida il Fondo e punta a far pagare il costo ai detentori di obbligazioni attraverso gli haircuts mantenendo i suoi soldi in cassa? No.

E da un certo punto di vista non si può biasimare Washington: Grecia e Irlanda sono già in default, sono già insolventi e i soldi che stiamo prestando loro non li rivedremo mai e poi mai indietro. A quel punto, che paghino tutti anche attraverso i tagli dei rendimenti e la ristrutturazione del debito: tanto più che un’Europa instabile apre possibilità enormi ai bonds statunitensi come bene rifugio e Dio solo sa quanto Barack Obama e Tim Geithner vogliano acquisti obbligazionari di T-Bill pagati con soldi che non siano stati stampati in cantina dalla Fed. Come si può pensare che Atene esca dal suo circolo vizioso di deficit senza uscire dall’euro e svalutando la nuova dracma? È impossibile. Pensate solo al piano di privatizzazioni richiesto come collaterale al nuovo prestito: per il membro del consiglio direttivo della Bce, Juergen Stark, Atene ha investimenti di Stato e proprietà per un valore di 300 miliardi di euro che potrebbe vendere, mentre il piano concordato da George Papandreou parla di 50 miliardi di euro in tre anni.


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COMMENTI
02/06/2011 - occorrono misure antincendio (francesco taddei)

spero che i nostri politici oltre a essere cittadini del mondo e spegnere incendi dappertutto si ricordino che vivono in una casa con altri 58 milioni di persone e che c'è da pensare anche a loro oltre che agli altri. sono eletti per questo.