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Economia e Finanza

MANOVRE/ I tagli della Lega aprono a una grande coalizione "americana"?

Le richieste economiche provenienti dalla Lega Nord, spiega GIUSEPPE PENNISI, sembrano realizzabili solo con un ampio accordo parlamentare. Che ci sia muova verso una grande coalizione?

Una delle richieste del popolo di Pontida (Foto Ansa)Una delle richieste del popolo di Pontida (Foto Ansa)

In sintesi, il “raduno” di Pontida del 19 giugno si è concluso con due punti essenziali. Il primo è di corto respiro: la Lega concede un canone di locazione a breve termine al Governo, confermando la “leadership” del Presidente del Consiglio sino a quando l’esecutivo durerà, ma dettando una serie di condizioni per mantenere il Governo in vita.

Il secondo, con implicazioni a più lungo termine, è la sospensione, ove non la cessazione, dell’alleanza tra la Lega e il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giulio Tremonti, perché gran parte delle condizioni in materia economica poste dai leader del Carroccio (e applaudite con calore dal “popolo della Lega” riunito a Pontina) cozzano con le politiche impostate dal dicastero di via XX Settembre, dato che comportano una consistente riduzione di gettito fiscale preliminare all’eventuale contrazione della spesa, proprio mentre si annuncia, invece, una maxi-manovra di 20 miliardi di euro (per essere in linea con il patto euro-plus) e la Bce ci invita a fare ancora di più.

I due aspetti sono interdipendenti, in quanto possono portare o all’uscita della Lega dal Governo a breve termine o al cambiamento di inquilino a via XX Settembre per traslocare non verso Palazzo Chigi (come alcuni pensavano sino a pochi mesi fa), ma verso lidi non ancora chiari a nessuno (neanche al diretto interessato).

È interessante notare che le condizioni in materia di politica economica non sono molto differenti da quelle presentate il giorno prima in piazza del Popolo a Roma da Cisl e Uil:  i vertici della Lega rafforzano il proprio nesso (mai abbandonato) con il ceto “che lavora e che produce” e che si considera “tartassato”. È anche interessante notare che, sotto il profilo dei costi da ridurre, da un lato si propone il ritiro dell’Italia da missioni internazionali pattuite con altri Stati nell’ambito di accordi a vasto raggio e da un altro si delinea una vera e propria riforma costituzionale (nella piena consapevolezza che tali riforme in nessuna parte del mondo occidentale vengono fatte da Governi “di parte”).