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SCENARIO/ 1. Pelanda: l'errore di Tremonti condanna l'Italia al destino della Grecia?

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L’agenzia di “rating” (valutazione) Moody’s ha annunciato venerdì scorso che potrebbe abbassare il voto di affidabilità del debito pubblico se l’Italia non dimostrerà entro tre/sei mesi di renderlo sostenibile sia riducendolo, sia facendo più crescita. Un mese fa la stessa posizione fu presa da un’altra agenzia, Standard & Poor’s. Tremonti ha reagito minimizzando e delegittimando gli istituti di rating ricordandone gli errori del passato, per esempio il voto di massima affidabilità a prodotti finanziari con sottostanti i mutui insolventi americani. Ma questo è un errore suicida.

I fatti dimostrano che il mercato finanziario globale segue le indicazioni delle agenzie di valutazione. E se il debito italiano verrà declassato costerà di più il suo rifinanziamento periodico (nuove emissioni per ripagare i titoli giunti a maturazione). Non solo. Il declassamento renderà più vulnerabile il debito italiano (120% del Pil) al contagio dell’eventuale crisi di insolvenza della Grecia e, più in generale, alla minor fiducia del mercato nei confronti dei debiti sovrani troppo grandi e per questo sempre più sospettabili di non poter essere ripagati, cioè di un destino di parziale insolvenza. 

Persino i debiti finora considerati credibilissimi di Stati Uniti (oltre il 100% del Pil) e Giappone (oltre il 200% del Pil) sono a rischio di declassamento perché recentemente rigonfiati. Appunto, al primo incidente il contagio di sfiducia toccherà certamente il debito italiano trasformandone i titoli in carta straccia e costringendo lo Stato a rifinanziarlo spendendo cifre stellari, fino al punto di forzarlo all’insolvenza o a richiedere  soccorso esterno, perdendo la sovranità, come successo alla Grecia e al Portogallo. E toccherà prima all’Italia che alla Spagna, perché la seconda ha molto meno capacità industriale, ma ha anche un molto minore volume di debito. 



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COMMENTI
21/06/2011 - quali tagli (francesco taddei)

sarebbe ora di intervenire su sprechi e privilegi. ma quelli veri però! le pensioni dei parlamentari (doppie o triple!), la riduzione di politici in tutti i livelli dello stato, l'accorpamento e la riduzione delle province (abolirle è ormai una presa in giro), ecc. Basta con eurotasse (quella di prodi partì da base imponibile di un milione di lire) o con prelievi sul cc come fece amato.