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Economia e Finanza

MANOVRE/ Forte: ecco perché il quoziente familiare è meglio di tre aliquote

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

È un motivo di ordine economico e demografico di lungo periodo. In Italia, infatti, abbiamo uno scarso aumento dell’economia causato da una bassa crescita demografica; anzi, senza considerare gli immigrati, abbiamo una decrescita demografica. Questo è molto grave, perché vuol dire che in futuro si costruiranno meno case per le nuove famiglie, che avremo meno lavoratori per sostenere i pensionati e gli anziani bisognosi di cure. Inoltre, se la popolazione regredisce le città si “spengono”, ne risente quindi anche l’urbanistica, l’arte, la creatività del Paese. Stiamo, in definitiva, creando una società squilibrata. Quindi è importantissimo a livello economico e culturale che ci siano in Italia famiglie con più di due figli, così da evitare la decrescita demografica. Ecco allora che nella politica di lungo termine quello del quoziente familiare è il migliore investimento, perché punta sul capitale umano.

 

Il quoziente familiare ha ricevuto però delle critiche.

 

Io ho sentito dire che sarebbe regressivo, perché favorisce i redditi più alti. Si tratta, però, di una scemenza: non è regressivo, ma è progressivo, nel senso che non favorisce i ricchi, ma favorisce i bisogni, cioè si adatta alla capacità contributiva. Il reddito, infatti, non interessa in quanto tale, ma in funzione dei bisogni della famiglia. Mi sembra quindi che la risposta in termini di giustizia sociale del quoziente familiare sia molto più robusta di una proposta che voglia limitare le aliquote per i redditi più alti, specie in un periodo che richiede sacrifici. Senza dimenticare che i redditi alti compaiono poco nelle statistiche. Quindi riescono già a sfuggire in gran parte alla tassazione, se poi gli facciamo anche dei favori...

 

In passato qualcuno ha anche criticato il fatto che il quoziente favorisce la famiglie con un solo reddito elevato.


COMMENTI
22/06/2011 - Una domanda per il Prof. (Luca Cantatore)

Gentile Prof. Forte, c'è una cosa che proprio non riesco a capire e chiedo a Lei, con la sua competenza e chiarezza che apprezzo fin dai tempi in cui sono stato suo studente alla Sapienza (aa 1997-1998), di aiutarmi: ma le risorse per una riforma fiscale davvero non ci sono per nulla, come suole ripetere Tremonti? Oppure qualcosa c'è ma il Ministro vuole esserne l'unico "tutore", decidendo lui da solo come e quando impiegarle? Fugare questo dubbio, penso aiuterebbe tutti ad avere le idee più chiare in proposito. Saluti, LC

 
22/06/2011 - Se ci siete, battete un colpo.- (Carlo Martinelli)

Non mi intendo molto di economia, ma questo articolo mi sembra ben fatto. La questione è solo politica. Berlusconi lo sa benissimo. Se " il nuovo divo Giulio " non ci sta, lo si mandi a casa e si prenda un economista che faccia questo benedetto-maledetto quoziente familiare: Forte, Baldassarri o chi altro. Grazie, Giulio, per quel che hai fatto finora, ma adesso - non per scialare - si cambia. Come la Gran Bretagna ringraziò e pensionò il grande Churchill nelle elezioni che seguirono l'ultimo conflitto mondiale. E sir Winston era stato bravino anche lui. Quasi come Giulio. Anche i sindacati spingono. Che aspettano Silvio e Umberto? Vogliono vincerle le prossime elezioni o vogliono tirare a campare? Negativa l'opzione due, perché tireranno le cuoia.

 
22/06/2011 - Finalmente la verità sul quoziente familiare (MAURIZIO BORGHI)

Finalmente una voce che afferma con chiarezza la verità sul quoziente familiare. La bugia principale confutata è che sia una riforma eccessivamente costosa per la quale non ci sarebbero le risorse a disposizione Il quoziente familiare è inoltre è lo strumento più idoneo per ristabilire una sorta di equità fiscale (anche se non perfetta) e per rilanciare i consumi. I benifici sarebbero notevoli e sicuramente maggiori di quanto non si avrebbe con qualsiasi altro strumento. Mi meraviglio del silenzio dei politici cattolici su questo tema specialmente in questi giorni di discussione Dalla politica non bisogna aspettarsi la salvezza e la soluzione dei drammi della vita però è lecito aspettarsi che chi è stato votato sulla base di un programma poi mantenga le promesse. Ai nostri politici cattolici (di entrambi gli schieramenti) farei leggere il testamento del ministro pakistano Bhatti. Se chi è in politica avesse avuto in questi ultimi anni un decimo della coscienza del compito e della determinazione ad aderirvi di quell'uomo, il quoziente familiare non sarebbero solo parole che quasi ci si vergogna a pronunciare (insieme al buono scuola) Io mi aspetto che il credito politico derivante dall'appoggio di un certo schieramento sia in primis monetizzato in termini di aiuto alle famiglie, in piena emergenza educativa e in piena crisi economica serve solo questo. Se è vero come è vero che q.no ha detto "lasciateci andare in giro nudi ma liberi di educare

 
22/06/2011 - Parole sacrosante (GIUSEPPE LINO)

Il suo ragionamento non fa una grinza, troppo corretto per essere preso in considerazione? Lei usa un'espressione forte, ma più che aderente alla realtà; credo che con questa tassazione nessuno sia più "tartassato" della famiglia monoreddito, e come se non bastasse sono riusciti persino a ridurre le detrazioni per i figli con l'aumentare del reddito, come se il figlio di un monoreddito mangiasse meno di una coppia di due lavoratori. Grazie per la lucidità e semplicità con cui ha esposto la situazione di ingiustizia ed i vantaggi che deriverebbero da un raddrizzamento di questa stortura.