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MANOVRE/ Forte: ecco perché il quoziente familiare è meglio di tre aliquote

Pubblicazione:mercoledì 22 giugno 2011 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 22 giugno 2011, 8.59

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa) Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Questo è vero, ma non possiamo rinunciare a una tale riforma per questo inconveniente. Anche perché con il sistema attuale c’è uno squilibrio ancora peggiore, che deriva dal fatto che in una famiglia con due redditi medio-alti si è tassati di meno che in una monoreddito. Da noi sono alti i redditi sopra i 50.000 euro, che possono essere quelli di un buon professionista, di un bravo medico o di un professore universitario. Famiglie monoreddito di questo tipo in Italia vengono tartassate, mica vivono tra i “lussi”. Anche il problema dei redditi alti che c’è in Italia credo che possa essere risolto in maniera più comprensibile per i cittadini attraverso il quoziente familiare piuttosto che con un taglio delle aliquote. Questa riforma è però avversata dalla maggior parte della sinistra per una ragione molto semplice: i benefici riguarderebbero solo le famiglie regolarmente sposate e non le coppie di fatto. Personalmente ritengo che questo sia un fattore positivo. Certo, a chi ha una teoria di libertà etica questo non piace, però per avere un’economia seria è meglio avere famiglie regolarmente sposate che non “coppie vaganti”.

 

Eppure, Professore, il quoziente familiare era nel programma di governo dell’attuale maggioranza, ma finora non è stato introdotto. Questa può essere, secondo lei, la volta buona?

 

La megariforma fiscale di Tremonti si dice che possa costare 80 miliardi di euro, mentre il quoziente familiare ben fatto costa meno di un punto di Pil, cioè circa 8-10 miliardi. Quindi è fattibile adesso, e questo è molto importante. La copertura potrebbe essere finanziabile con un taglio degli sgravi ingiustificati in quella selva di esoneri del nostro sistema tributario che vale circa 150 miliardi. Poi se si vuole fare anche una riforma strutturale tributaria con tre aliquote può darsi che vada bene, ma diciamo che il quoziente familiare risolve più problemi e costa meno.

 

Gli “avvertimenti” delle agenzie di rating e delle istituzioni internazionali sembrano sconsigliare un calo delle tasse in Italia. D’altro canto, però, una riduzione fiscale può favorire la crescita economica che darebbe anche più senso al rigore sui conti pubblici. Come ne usciamo?

 

Il quoziente familiare non mette in contrasto rigore e sviluppo. Da una parte, infatti, pone delle basi per favorire una crescita di lungo periodo, dall’altra può anche ottenere un consenso sociale che può aiutare la prosecuzione della politica di rigore. Non va però dimenticato che le politiche di sviluppo hanno bisogno di varie altre misure, alcune delle quali non comportano costi e, anzi, portano benefici, come i processi di liberalizzazione. Inoltre, il finanziamento del quoziente attraverso l’eliminazione di esoneri non necessari o iniqui sarebbe un’occasione per migliorare il sistema tributario.

 

Per il momento si parla però di uno spostamento della tassazione dalle persone alle cose. Cosa ne pensa?


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COMMENTI
22/06/2011 - Una domanda per il Prof. (Luca Cantatore)

Gentile Prof. Forte, c'è una cosa che proprio non riesco a capire e chiedo a Lei, con la sua competenza e chiarezza che apprezzo fin dai tempi in cui sono stato suo studente alla Sapienza (aa 1997-1998), di aiutarmi: ma le risorse per una riforma fiscale davvero non ci sono per nulla, come suole ripetere Tremonti? Oppure qualcosa c'è ma il Ministro vuole esserne l'unico "tutore", decidendo lui da solo come e quando impiegarle? Fugare questo dubbio, penso aiuterebbe tutti ad avere le idee più chiare in proposito. Saluti, LC

 
22/06/2011 - Se ci siete, battete un colpo.- (Carlo Martinelli)

Non mi intendo molto di economia, ma questo articolo mi sembra ben fatto. La questione è solo politica. Berlusconi lo sa benissimo. Se " il nuovo divo Giulio " non ci sta, lo si mandi a casa e si prenda un economista che faccia questo benedetto-maledetto quoziente familiare: Forte, Baldassarri o chi altro. Grazie, Giulio, per quel che hai fatto finora, ma adesso - non per scialare - si cambia. Come la Gran Bretagna ringraziò e pensionò il grande Churchill nelle elezioni che seguirono l'ultimo conflitto mondiale. E sir Winston era stato bravino anche lui. Quasi come Giulio. Anche i sindacati spingono. Che aspettano Silvio e Umberto? Vogliono vincerle le prossime elezioni o vogliono tirare a campare? Negativa l'opzione due, perché tireranno le cuoia.

 
22/06/2011 - Finalmente la verità sul quoziente familiare (MAURIZIO BORGHI)

Finalmente una voce che afferma con chiarezza la verità sul quoziente familiare. La bugia principale confutata è che sia una riforma eccessivamente costosa per la quale non ci sarebbero le risorse a disposizione Il quoziente familiare è inoltre è lo strumento più idoneo per ristabilire una sorta di equità fiscale (anche se non perfetta) e per rilanciare i consumi. I benifici sarebbero notevoli e sicuramente maggiori di quanto non si avrebbe con qualsiasi altro strumento. Mi meraviglio del silenzio dei politici cattolici su questo tema specialmente in questi giorni di discussione Dalla politica non bisogna aspettarsi la salvezza e la soluzione dei drammi della vita però è lecito aspettarsi che chi è stato votato sulla base di un programma poi mantenga le promesse. Ai nostri politici cattolici (di entrambi gli schieramenti) farei leggere il testamento del ministro pakistano Bhatti. Se chi è in politica avesse avuto in questi ultimi anni un decimo della coscienza del compito e della determinazione ad aderirvi di quell'uomo, il quoziente familiare non sarebbero solo parole che quasi ci si vergogna a pronunciare (insieme al buono scuola) Io mi aspetto che il credito politico derivante dall'appoggio di un certo schieramento sia in primis monetizzato in termini di aiuto alle famiglie, in piena emergenza educativa e in piena crisi economica serve solo questo. Se è vero come è vero che q.no ha detto "lasciateci andare in giro nudi ma liberi di educare

 
22/06/2011 - Parole sacrosante (GIUSEPPE LINO)

Il suo ragionamento non fa una grinza, troppo corretto per essere preso in considerazione? Lei usa un'espressione forte, ma più che aderente alla realtà; credo che con questa tassazione nessuno sia più "tartassato" della famiglia monoreddito, e come se non bastasse sono riusciti persino a ridurre le detrazioni per i figli con l'aumentare del reddito, come se il figlio di un monoreddito mangiasse meno di una coppia di due lavoratori. Grazie per la lucidità e semplicità con cui ha esposto la situazione di ingiustizia ed i vantaggi che deriverebbero da un raddrizzamento di questa stortura.