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MANOVRE/ Forte: ecco perché il quoziente familiare è meglio di tre aliquote

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa) Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

Da un punto di vista tecnico-scientifico ciò è quasi incomprensibile, perché le cose non hanno capacità contributiva, quindi non capisco bene cosa vuol dire. È una frase ambigua e per alcuni potrebbe voler dire tassare anche i patrimoni e non solo i consumi. Spostare le imposte dalle persone alle cose è quindi sbagliato per un economista, perché sono le persone che pagano le imposte e non le cose. Se le imposte sul reddito hanno delle incidenze negative possono essere modificate mediante principi di capacità contributiva (come nel caso del quoziente familiare) o di produttività (come nel caso di riduzione dell’imposta per i salari di produttività). Ci sono poi le imposte ad aliquota proporzionale (cedolari secche) per ridurre la pressione fiscale sui redditi derivanti dagli immobili e dalle rendite finanziarie. Per quel che riguarda la tassazione sui consumi, in Italia abbiamo un’evasione dell’Iva che è al 50%, oltre al fatto che l’aliquota del 4% riguarda anche prodotti che non si capisce perché debbano godere di un’imposta così bassa. È l’Iva quindi che funziona male e andrebbe ristrutturata.

 

Qual è, secondo lei, il modo migliore e realistico per far scendere la pressione fiscale in Italia?

 

La pressione fiscale cala nella misura in cui cresce il reddito, perché le nostre spese pubbliche difficilmente possono essere ridotte se il reddito non cresce, in quanto in gran parte sono di natura sociale e non comprimibili: basti pensare che abbiamo una spesa sanitaria intorno al 5% del Pil e al 14% per le pensioni. Quindi, se il Pil cresce queste spese, che sono funzione dei bisogni della popolazione, possono essere limitate e allora la pressione fiscale si può ridurre. Se vogliamo tenerci l’attuale sistema sociale, quindi, la questione vera è quella della crescita economica. Penso che il problema della pressione fiscale sia di crescita economica e di imposte che non la favoriscono. In questo senso il quoziente potrebbe nel lungo termine aiutare a migliorare la situazione. A questo si devono aggiungere riduzioni di imposte sui redditi di impresa e sui salari di produttività, di oneri e contributi sociali per il lavoro giovanile, ecc: tutte misure con cui il sistema tributario si può adattare alla crescita.

 

(Lorenzo Torrisi)

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COMMENTI
22/06/2011 - Una domanda per il Prof. (Luca Cantatore)

Gentile Prof. Forte, c'è una cosa che proprio non riesco a capire e chiedo a Lei, con la sua competenza e chiarezza che apprezzo fin dai tempi in cui sono stato suo studente alla Sapienza (aa 1997-1998), di aiutarmi: ma le risorse per una riforma fiscale davvero non ci sono per nulla, come suole ripetere Tremonti? Oppure qualcosa c'è ma il Ministro vuole esserne l'unico "tutore", decidendo lui da solo come e quando impiegarle? Fugare questo dubbio, penso aiuterebbe tutti ad avere le idee più chiare in proposito. Saluti, LC

 
22/06/2011 - Se ci siete, battete un colpo.- (Carlo Martinelli)

Non mi intendo molto di economia, ma questo articolo mi sembra ben fatto. La questione è solo politica. Berlusconi lo sa benissimo. Se " il nuovo divo Giulio " non ci sta, lo si mandi a casa e si prenda un economista che faccia questo benedetto-maledetto quoziente familiare: Forte, Baldassarri o chi altro. Grazie, Giulio, per quel che hai fatto finora, ma adesso - non per scialare - si cambia. Come la Gran Bretagna ringraziò e pensionò il grande Churchill nelle elezioni che seguirono l'ultimo conflitto mondiale. E sir Winston era stato bravino anche lui. Quasi come Giulio. Anche i sindacati spingono. Che aspettano Silvio e Umberto? Vogliono vincerle le prossime elezioni o vogliono tirare a campare? Negativa l'opzione due, perché tireranno le cuoia.

 
22/06/2011 - Finalmente la verità sul quoziente familiare (MAURIZIO BORGHI)

Finalmente una voce che afferma con chiarezza la verità sul quoziente familiare. La bugia principale confutata è che sia una riforma eccessivamente costosa per la quale non ci sarebbero le risorse a disposizione Il quoziente familiare è inoltre è lo strumento più idoneo per ristabilire una sorta di equità fiscale (anche se non perfetta) e per rilanciare i consumi. I benifici sarebbero notevoli e sicuramente maggiori di quanto non si avrebbe con qualsiasi altro strumento. Mi meraviglio del silenzio dei politici cattolici su questo tema specialmente in questi giorni di discussione Dalla politica non bisogna aspettarsi la salvezza e la soluzione dei drammi della vita però è lecito aspettarsi che chi è stato votato sulla base di un programma poi mantenga le promesse. Ai nostri politici cattolici (di entrambi gli schieramenti) farei leggere il testamento del ministro pakistano Bhatti. Se chi è in politica avesse avuto in questi ultimi anni un decimo della coscienza del compito e della determinazione ad aderirvi di quell'uomo, il quoziente familiare non sarebbero solo parole che quasi ci si vergogna a pronunciare (insieme al buono scuola) Io mi aspetto che il credito politico derivante dall'appoggio di un certo schieramento sia in primis monetizzato in termini di aiuto alle famiglie, in piena emergenza educativa e in piena crisi economica serve solo questo. Se è vero come è vero che q.no ha detto "lasciateci andare in giro nudi ma liberi di educare

 
22/06/2011 - Parole sacrosante (GIUSEPPE LINO)

Il suo ragionamento non fa una grinza, troppo corretto per essere preso in considerazione? Lei usa un'espressione forte, ma più che aderente alla realtà; credo che con questa tassazione nessuno sia più "tartassato" della famiglia monoreddito, e come se non bastasse sono riusciti persino a ridurre le detrazioni per i figli con l'aumentare del reddito, come se il figlio di un monoreddito mangiasse meno di una coppia di due lavoratori. Grazie per la lucidità e semplicità con cui ha esposto la situazione di ingiustizia ed i vantaggi che deriverebbero da un raddrizzamento di questa stortura.