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FINANZA/ Ecco perché all'Europa conviene il "fallimento" della Grecia

Pubblicazione:giovedì 23 giugno 2011

Le proteste contro il piano di austerità in Grecia (Foto Ansa) Le proteste contro il piano di austerità in Grecia (Foto Ansa)

I costi sostanziali che impone un default sono tre: gli effetti di primo round, gli effetti di secondo round e l’assicurazione sul debito greco. Vediamoli nello specifico. Gli effetti di primo round sono le perdite dirette che banche e governi subiranno sulle loro detenzioni di debito greco. Questa categoria include anche l’esposizione di Bce/Eurosystem attraverso il suo Securities markets programme e la fornitura di liquidità alle banche greche: il primo round durerà fino a quando ogni perdita affrontata passerà alle banche centrali nazionali dell’eurozona.

Gli effetti del secondo round sono quelli indiretti o knock-on generati direttamente dalla ristrutturazione del debito greco, come, ad esempio, l’aumento del costo per prendere a prestito da parte di altre nazioni periferiche. Il più che probabile collasso o la nazionalizzazione del settore bancario greco potrebbero poi creare degli shock nel sistema bancario europeo, portando alcune banche alla necessità di ricapitalizzazione e la Bce a un programma di forniture illimitata di contante agli istituti. Terzo step di impatto sarà quello dato dall’assicurazione sul debito greco, di fatto un qualcosa che potrebbe mitigare le perdite per le banche attraverso l’attivazione della clausola di default dei credit default swaps che detengono: essendo i principali emettitori di questi contratti banche statunitensi, quest’ultimo round sarebbe il meno duro per l’eurozona.

Agendo subito, quindi, il costo (il primo round di effetti per l’economia dell’eurozona) per un write down del 50% del debito greco sarà tra i 123 e i 144 miliardi di euro, circa 89 dei quali a carico del settore ufficiale (ovvero i contribuenti europei attraverso Ue, Bce e Efsf), dati dal combinato di 23,55 miliardi di euro di costi diretti per i contribuenti attraverso prestiti bilaterali in base al primo salvataggio greco più una cifra tra 44,5 e 65,75 attraverso garanzie della Bce. Altri 28 miliardi verranno assorbiti dalle banche greche, mentre altri 27 miliardi andrebbero in capo agli investitori privati, mentre agendo nel 2014 la percentuale di ammortamento salirà ai due terzi del debito, 69%, pari a 175 miliardi di euro, con un aggravio netto dei costi per i contribuenti quantomeno di 31 miliardi di euro.

Di più, un secondo salvataggio che accompagni la Grecia fino al 2014 senza ristrutturazione del debito costerebbe invece allo stesso “settore ufficiale” - ovvero, a noi - circa 85 miliardi di euro: insomma, più o meno la stessa spesa, ma con risultati nettamente diversi. Non vale quindi la pena di guardare in faccia la realtà e programmare un default controllato, in modo da aiutare davvero la Grecia e far pagare parte del conto anche alle banche esposte senza massacrare i contribuenti europei e affondare comunque Atene con questo accanimento terapeutico autolesionista?



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