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MANOVRE/ 1. Baldassarri (Fli): il rigore di Tremonti fa il gioco della Germania

Giulio Tremonti (Foto Ansa) Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Nella manovra approvata un anno fa si prevede un aumento delle entrate (delle tasse) di 48 miliardi di euro, che sono destinati a ridurre di 25 miliardi il deficit pubblico e a finanziare 26 miliardi di spesa corrente in più, togliendo, però, 3 miliardi di investimenti. Nel Def si ripropone esattamente lo stesso schema: i numeri di Tremonti dicono che le entrate aumenteranno di 93 miliardi, di cui 76 serviranno per aumentare la spesa corrente, tolti 8 miliardi di investimenti, e 25 serviranno a contenere il deficit. Nonostante questo, resteranno 45 miliardi di deficit al 2014, che dovrebbero essere l’oggetto della manovra di cui ora si parla.

 

Continuando a fare così, però, il raggiungimento del pareggio di bilancio si allontana.

 

Facendo manovre in cui sia aumentano le tasse e la spesa corrente, riducendo al contempo gli investimenti, evidentemente sia crea una depressione economica. Quindi, l’obiettivo di tagliare il deficit non si raggiunge perché la minore crescita crea più deficit. È un cane che si morde la coda e l’abbiamo visto in tutti questi anni, perché nel luglio del 2008 è stata fatta una manovra triennale che doveva mettere i conti in sicurezza: da quel momento a oggi abbiamo fatto una manovra aggiuntiva ogni sei mesi.

 

Nel Rapporto di Economia reale viene in effetti ricordato che ogni punto di Pil perso determina un mezzo punto circa di deficit pubblico in più. Senza crescita è quindi difficile ottenere il rigore sui conti. Sembra, però, che nessuno ne tenga conto.

 

Sono 30 anni che al ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) non viene calcolato l’effetto delle manovre sull’andamento dell’economia. La prova provata si trova nelle loro tabelle che all’ultima riga hanno l’andamento del Pil che resta uguale sia negli andamenti tendenziali che negli andamenti programmatici, cioè sia prima che dopo le manovre. Rigore e crescita sono quindi gambe dello stesso corpo. Il rigore da solo deprime la crescita, diventa “rigor mortis”. Quel che serve è invece un rigore accompagnato da scelte di politica economica a sostegno della crescita, che poi sono le riforme strutturali promesse da 17 anni dal centrodestra e mai fatte. Questo aiuta anche a migliorare i conti pubblici.

 

Il vostro centro studi, per ottenere dei tagli considerevoli alla voce “acquisti di beni e servizi”, propone di anticipare al 2012 la norma di cui all’articolo 8, comma 5 del DL 78/2010 (riduzione del 5% della spesa annua per consumi intermedi). Perché?

 

Non si tratta solo di anticiparne i tempi, ma anche di estenderla a tutte le pubbliche amministrazioni, perché al momento riguarda solo le spese del governo centrale. Con questa estensione, il perimetro di riferimento non è più di 27 miliardi euro, ma di 137. In pratica si tratterebbe di dare a tutte le amministrazioni pubbliche un budget di spesa su quella voce. I risparmi che si potrebbero creare sono di circa 20 miliardi.

 

E gli altri 25 che occorrono per arrivare ai 45 miliardi che sembrano necessari per la manovra da dove potrebbero arrivare?