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J'ACCUSE/ Pelanda: ecco perché la manovra di "sinistra" del Governo affossa l'Italia

La bozza di “manovra” che il governo comincerà ad esaminare da martedì in poi è un perfetto manuale di sottosviluppo, in salsa assistenzialista. L’analisi di CARLO PELANDA

Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Imagoeconomica) Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi (Imagoeconomica)

Per capire meglio la bozza di “manovra” che il governo comincerà ad esaminare da martedì in poi è utile ricordare gli impegni presi dall’Italia in sede europea in materia di riequilibrio della finanza pubblica: (a) raggiungimento del pareggio di bilancio annuale dello Stato, cioè deficit zero o quasi, entro il 2014; (b) riduzione del debito pubblico complessivo da quasi il 120% del Pil attuale al 60% in 20 anni. Il primo impegno è precisato e formale. Il secondo, se ho capito bene, non è stato ancora formalizzato come obbligazione da parte dell’Italia e tenuto quasi nascosto per l’imbarazzo che produce.

Il debito pubblico corrente, infatti, misurato qualche giorno fa, è di 1.890 miliardi. Grossolanamente, bisognerebbe dimezzarlo riducendolo di 900 miliardi in un ventennio, trovando ogni anno 45 miliardi per abbatterne una parte. Scenario da incubo. Ma proprio per addolcire il secondo impegno, l’Italia dovrà dimostrare di voler rispettare il primo, anche per attutirlo, per esempio, spostando al 2016 il pareggio. Ora il deficit annuo viaggia attorno al 4% del Pil. Il Pil cresce pochissimo, attorno all’1%, e migliorerà di poco nel prossimo futuro.

Il governo ha due scelte per ridurre il deficit in tre anni, ambedue vincolate dal requisito di pareggio del bilancio: o tenta di alzare la crescita via detassazione stimolativa oppure, semplicemente, taglia la spesa pubblica di 4 punti di Pil, equivalenti a circa 60 miliardi di euro, entro il 2014-16. La bozza presentata indica che è stata fatta la seconda scelta, cioè che il governo teme di non riuscire a ridurre le tasse ed allo stesso mantenere i saldi di bilancio. Con un ritmo di tagli che li rende piccoli nel 2012, lasciando i più grossi e traumatici nel 2014, con un megataglio finale nel 2014.


COMMENTI
27/06/2011 - le privatizzazioni sono la via d'uscita? (antonio petrina)

egr prof che i tagli alle spese improduttive (sia degli enti ubblici e sia delle agevolaz fittizie alle imprese private) sia la via maestra , ce lo ricorda una delle attuali privatizzazioni della Tirrenia nei trasporti marittimi con presunti monopoli,ritardi,blocchi della privatizzazione dalle regioni... non senza gli effetti post referendum per la liberalizzazione (rectius: privatizzazione) dei servizio del ciclo integrato e dei rifiuti: napoli docet !!