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FINANZA/ E ora Grecia e Usa fanno ballare borse e mercati

Pubblicazione:martedì 28 giugno 2011

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Non la pensano così a Wall Street, spaventati dal combinato di fine QE2 e ulteriore instabilità sui mercati data dal contemporaneo default greco e quasi default Usa. Come uscire da questa situazione di potenziale armageddon? Bella domanda. La Cina si è detta preoccupata per un eventuale default greco e per il rischio sistemico che esso porterebbe con sé, quindi si è affrettata a confermare il suo impegno a sostenere l’eurozona attraverso il Fmi continuando a comprare obbligazioni dei paesi periferici. Un atto lodevole e interessato, che però fa un po’ a pugni con l’ultima mossa di Pechino a livello interno.

Due settimane fa, infatti, la Banca centrale cinese ha deciso per l’undicesima volta in un anno di aumentare la riserva obbligatoria per le banche che operano sul suo territorio: in pratica, dal 20 giugno, gli istituti di credito hanno dovuto richiamare liquidità concedendo meno prestiti o facendone rientrare altri. Una scelta dettata dalla necessità di combattere un’inflazione galoppante, ormai al 5,5% ma sostanziatasi in un colossale credit crunch interbancario che ha messo il turbo a tutti i tassi, sia a breve che a lungo termine. Detto fatto, il sistema produttivo e quello del credito immobiliare si vedono scaricati addosso i costi di una scelta tutta politica con implicazioni difficili da preventivare. Vi basti sapere che lo shibor a tre mesi, quello utilizzato dalle imprese per finanziarsi, è salito di colpo dal 4,80% al 6,38% e l’overnight è al 7,33%.

Ma non è solo il mercato interbancario cinese a trovarsi in una crisi di liquidità, visto che nelle ultime due settimane il tasso overnight europeo Eonia ha toccato il livello record dell’1,549%. Certo, i timori per la Grecia tendono a strozzare il mercato interbancario, con le banche molto meno propense a prestarsi soldi l’una con l’altra. Poi, di colpo, mercoledì scorso il tasso Eonia è crollato a 1,091%: come mai? Presto detto, nel corso della Main refinancing operation (Mro) della Bce tenutasi lo stesso giorno, le banche europee hanno preso in prestito da Francoforte 186,9 miliardi di euro a sette giorni al tasso fisso dell’1,25%. Ovvero, gli istituti dell’eurozona hanno preso in prestito 50 miliardi di più rispetto alla settimana precedente, il dato più alto dal mese di gennaio, quando erano le esposizioni a Irlanda e Portogallo a spaventare gli operatori.

Ma c’è di più, cioè il numero di banche che hanno fatto usufruito del Mro, salito a 353 dai 118 della settimana precedente e al livello più alto dal settembre 2008, quando furono 371 gli istituti che si misero in coda per attingere alla fonte della Bce. La quale, visto il numero di underwater bonds utilizzati come collaterale e i prestiti diretti verso le banche greche, rischia a sua volta l’insolvenza. Insomma, cortocircuito in vista e banche in trincea. Buona visione.



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COMMENTI
28/06/2011 - danni molto superiori al valore del suo debito (Fabrizio Terruzzi)

che gli USA possano fra tremare le borse è comprensibile. Ma che la Grecia possa provocare disastri planetari enormemente superiori al valore del suo debito, che è pari solo all'1,7 ca di quello complessivo europeo, non è concepibile. Solo la stupidità e/o l'incapacità di chi ci governa può essere la spiegazione. Si pensi che un calo del 2-3% delle borse europee già copre in valore il debito della Grecia.