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Economia e Finanza

SCENARIO/ 2. Boccia (Pd): i conti della manovra non tornano (neanche a destra)

Giulio Tremonti (Foto Ansa)Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Riteniamo che in un momento storico come questo si debba avere la forza di fare la più grande operazione di redistribuzione di risorse, di ricchezza, che non è stata ancora fatta. Il cardine della nostra posizione è nella mozione fiscale approvata alla Camera lo scorso dicembre, che chiede sostanzialmente che un euro prodotto dal lavoro e dalle imprese debba essere tassato meno di un euro prodotto dalle rendite finanziarie. Inoltre, essa prevede il superamento dell’Irap, attraverso la modifica dell’incidenza del costo del lavoro sulla stessa imposta, e degli studi di settore.

 

Visto che stiamo parlando di tasse, cosa pensa il Pd dell’ipotesi di una riforma fiscale con una riduzione delle aliquote Irpef e un aumento dell’Iva?

 

Non riteniamo utile un aumento dell’Iva, perciò all’abbassamento dell’aliquota più bassa dell’Irpef deve corrispondere una ridefinizione di alcune partite fiscali a partire da una lotta all’evasione molto puntuale e netta. Per questo speriamo che si riescano finalmente a incrociare i patrimoni di alcuni cittadini con i loro redditi, perché è inammissibile che ci siano in varie parti del Mezzogiorno, come del Nord, persone che pur non avendo ereditato negli ultimi anni hanno acquisito patrimoni, senza avere redditi adeguati a tale accumulazione.

 

Resta però il fatto che dei tagli vanno compiuti. Questa manovra in fondo viene fatta per far fronte agli impegni presi in sede europea di raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014.

 

Detta così sembra quasi che sia colpa dell’Europa se bisogna fare una manovra da 43 miliardi. Invece, questa va fatta perché sono state compiute delle politiche economiche sbagliate che hanno avuto effetti depressivi. Oggi c’è la necessità di tagliare tanta spesa improduttiva e siamo anche d’accordo che si possa rivedere il sistema delle detrazioni fiscali. Il tema di fondo è però questo: chi pagherà la parte maggiore parte di questa manovra? Noi crediamo che non possiamo farla pagare ai salari più bassi, ai pensionati, ai piccoli imprenditori che sono in crisi e che boccheggiano senza liquidità. Bisogna che la paghino gli operatori del mondo finanziario, coloro che hanno usufruito di condoni come lo scudo fiscale in passato, i grandi patrimoni. Non c’è alternativa, perché i 43 miliardi devono essere trovati.

 

Tremonti sembra insistere molto per questa manovra sulla riduzione dei costi della politica. Si parla addirittura di rinuncia, a partire da luglio, dello stipendio per i ministri. Siete d’accordo?

 

Assolutamente sì e abbiamo presentato già una proposta sul tema con il taglio dei vitalizi a tutti i livelli, non solo per la politica, ma anche per i corpi dello Stato. Speriamo quindi che da parte del governo non si faccia solo propaganda, perché anche facendo i tagli di cui parla si avranno al massimo risparmi per 500 milioni di euro, mentre la manovra si dice sarà di 43 miliardi. Non voglio far polemica, ma forse Tremonti sarebbe più credibile se nel formulare questa proposta pensasse anche a ridurre gli stipendi ai suoi alti dirigenti, che raggiungono cifre pazzesche.

 

Invece, un punto di questa manovra sembra essere il blocco degli stipendi per il pubblico impiego di un ulteriore anno, oltre ai tre già stabiliti l’anno scorso. Cosa ne pensa?