BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

MERIT GOOD/ Il clistere e i misteri gloriosi del mercato del calcio

Foto FotoliaFoto Fotolia

Dicono gli storici che nel luglio 1948, dopo l’attentato a Togliatti, l’Italia evitò la guerra civile grazie a una vittoria sportiva. Più recentemente, e più modestamente, nel luglio 1982, il primo Governo Spadolini ebbe vita più lunga grazie ai gol di Paolo Rossi, salutati dal balcone di Palazzo Chigi (evento quanto mai inusuale) dal presidente del Consiglio in persona. Per queste ragioni i misteri del mercato del calcio sono - diciamolo senza pudore - gloriosi.

Un “merit good” può essere prodotto e distribuito in modo socialmente efficiente solo se ben regolamentato. Dato che facciamo parte dell’Unione europea, la regolazione non può essere distorsiva del più ampio mercato comunitario. Regolazione vuole necessariamente dire disciplina di bilancio e, quindi, amministrazione controllata o commissariamento per le società finite letteralmente “nel pallone”, interdizione a nuovi incarichi per i manager responsabili dello sfascio, drastica riduzione di ingaggi e stipendi (negli altri settori, anche molto ma molto meritori, si va in cassa integrazione o si resta disoccupati).

Occorre, comunque, ricordarsi che la “la legge Draghi” comporta, per le società quotate in borsa, l’impossibilità di cedere i pacchetti di controllo (superiori sempre al 30%+1 delle azioni) senza Opa; ciò blocca, ad esempio, le possibilità alla Roma di attingere nuova capitalizzazione, espandendo il pacchetto di controllo. Se verrà la cura sarà amara. Ma verrà dai regolatori, non dalle tifoserie.

© Riproduzione Riservata.