BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SCENARIO/ Bertone: il taglio che divide Berlusconi e Tremonti

Negli ultimi giorni si è tornati a parlare di una possibile riduzione delle tasse. UGO BERTONE ci spiega perché questa operazione è difficile dal punto di vista contabile e politico

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Ansa)Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Ansa)

I conti sono presto fatti. Per mettersi in pari con le richieste dell’Unione europea, cioè abbassare il rapport debito/Pil dall’attuale livello del 120% al 60% nell’arco di vent’anni, sarebbe necessario passare dall’attuale pareggio del saldo primario, al netto degli interessi, a un avanzo del 5,8% sul Pil, con una correzione strutturale nell’ordine dei 100 miliardi annui. In questo modo, l’Italia potrebbe ripagare gli interessi (pari al 4,7% del Pil) e ridurre progressivamente lo stock del debito. Queste proiezioni, previste in uno studio di Banca Intesa, sono fatte sulla base di uno scenario realistico, ma non esaltante: un’inflazione annua del 2% e un tasso di cresita nell’ordine dello 0,9% annuo.

Ecco la cornice da cui muovere per valutare l’effettiva possibilità di ridurre le tasse. Da questi numeri emerge che l’impresa, pur non impossibile, è in sè assai ardua dal punto di vista contabile. Ma la partita è ancor più proibitiva se vista dal punto di vista politico. In questo caso, si sa, Silvio Berlusconi preme perché, probabilmente non a torto, individua nel fisco l’unica via d’uscita per invertire il trend elettorale. Ma Giulio Tremonti, che ha ormai separato le sue fortune politiche dalla sorte del premier, non ha alcuna intenzione di vanificare i successi ottenuti nel contenimento del disavanzo pubblico, fondamentali per evitare una “sorte greca” alle finanze pubbliche e private di casa nostra.

Non vanno trascurati, al proposito, neppure i tempi della riforma: Tremonti non intende fare passi azzardati prima dei vertici europei che dovranno certificare lo stato di salute dei paesi di Eurolandia. Berlusconi sa che, a questo punto della legislatura, anche un ritardo di poche settimane potrebbe rivelarsi per lui una vera e propria beffa: i primi benefici fiscali per i contribuenti rischiano di farsi sentire solo dopo la fine della legislatura, troppo tardi per il premier.

Passiamo al quadro. Nei giorni scorsi sul sito del ministero dell’Economia è ricomparso nella pagina di apertura il Libro Bianco del 1994, presentato da Tremonti alla vigilia della fine del primo governo Berlusconi. La “summa” della riforma stava tutta lì (e chissà dov’era finita in questi 17 anni...). Si tratta, in sintesi, di passare dalla tassazione delle persone a quella delle cose. Ovvero di alleviare il carico fiscale sul lavoro per trasferirlo sulle rendite e sui consumi. In parole povere, si riduce l’Irpef e si aumenta l’Iva.


COMMENTI
05/06/2011 - la ricetta (francesco scifo)

Mi pare che non esista una ricetta buona per risolvere tutti i problemi e che sia del tutto utopistico cercarla. In realtà, l'approccio liberale deve essere quello di risolvere un problema per volta, vedere cosa succede e, poi, passare al successivo. Si vuole stimolare la produzione? Prima di tutto occorre limitare la burocrazia degli adempimenti obbligatori per le imprese: non hanno senso per le piccole imprese registri come quello antiriciclaggio, DPS privacy, quello sulla sicurezza ed i mille altri previsti per legge, comportano solo dei costi senza alcun vantaggio concreto sulla tutela dei beni che dovrebbero proteggere (privacy, sicurezza, riciclaggio di somme dell'universo criminale). Deve essere differenziato il piccolo dal grande e dal medio, anche negli adempimenti obbligatori. Secondo, se si vuole aumentare il lavoro e la produzione bisogna renderli convenienti rispetto alla finanza speculativa: vanno aumentate le tasse sui profitti finanziari e di borsa e deve essere prevista la Tobin tax, non certo aumentata l'IVA, già tra le più alte del continente. Altrimenti, si farà di nuovo pagare ai cittadini una serie di pannicelli caldi inutili.

 
03/06/2011 - idee in libertà (francesco taddei)

il Sistema Idrico integrato coniuga presenza dello stato e risorse private. non si potrebbe pensare ad un sistema simile per altre municipalizzate (quasi sempre in deficit) quali i trasporti pubblici o la nettezza urbana, come proposto dal sindaco Renzi in questi giorni? non comporterebbe un risparmio? non si potrebbe intervenire su chi prende due o tre pensioni (quelle dei parlamentari francesi sono su contributi volontari!)? non si potrebbe stimolare il mercato interno con le liberalizzazioni delle professioni? si può cominciare a parlare della necessità di una grande coalizione?