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SCENARIO/ Bertone: il taglio che divide Berlusconi e Tremonti

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Ansa) Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Una strada battuta già da altri legislatori, anche se con percorsi e scelte diverse. Il “cuore” della riforma fiscale tedesca discussa e approvata da Gerhard Schroeder nel 2003/04 era basato, infatti, sull’aumento dell’Iva di tre punti percentuali (con una brusca contrazione dei consumi) a vantaggio di sgravi per le imprese. In questo modo il made in Germany ha accelerato il suo straordinario recupero di produttività a vantaggio dei profitti ma anche dei lavoratori: i sacrifici compiuti allora, infatti, sono alla base dell’aumento dell’occupazione e dei salari di oggi. In altri Paesi, ove governa il neoliberismo, il calo delle imposte è invece stato riservato ai più ricchi: a favorire l’accumulo di risorse e lo sviluppo sarebbe la leva del successo individuale che va premiato, non punito da imposte a vantaggio dei perdenti.

Nel caso italiano, l’impostazione di Tremonti prevede l’abbattimento delle prime aliquote fiscali, quelle al 23% e al 27% da finanziare con un aumento dell’Iva. Oppure, viste le furibonde reazioni in arrivo dai commercianti, attraverso un aumento dell’imposizione sulle rendite finanziarie al 20%. Una mossa praticabile, anche perché ormai gli acquisti di Bot da parte delle famiglie sono ben poca cosa (il 4% del totale, secondo l’ultima relazione della Banca d’Italia). Ma una mossa politicamente imbarazzante, visto che Berlusconi ha agitato in campagna elettorale lo spettro dell’aumento delle tasse sui Bot da parte della sinistra. Ma, sempre a proposito del premier, non si può trascurare l’obiettivo del quoziente familiare, riforma costosa in termini di gettito, ma che ha prodotto ottimi frutti in Francia. Insomma, non sarà facile far quadrare il cerchio, anche perché i margini di manovra sulle accise, uno dei cavali dibattaglia del Libro Bianco sono senz’altro ridotti.


COMMENTI
05/06/2011 - la ricetta (francesco scifo)

Mi pare che non esista una ricetta buona per risolvere tutti i problemi e che sia del tutto utopistico cercarla. In realtà, l'approccio liberale deve essere quello di risolvere un problema per volta, vedere cosa succede e, poi, passare al successivo. Si vuole stimolare la produzione? Prima di tutto occorre limitare la burocrazia degli adempimenti obbligatori per le imprese: non hanno senso per le piccole imprese registri come quello antiriciclaggio, DPS privacy, quello sulla sicurezza ed i mille altri previsti per legge, comportano solo dei costi senza alcun vantaggio concreto sulla tutela dei beni che dovrebbero proteggere (privacy, sicurezza, riciclaggio di somme dell'universo criminale). Deve essere differenziato il piccolo dal grande e dal medio, anche negli adempimenti obbligatori. Secondo, se si vuole aumentare il lavoro e la produzione bisogna renderli convenienti rispetto alla finanza speculativa: vanno aumentate le tasse sui profitti finanziari e di borsa e deve essere prevista la Tobin tax, non certo aumentata l'IVA, già tra le più alte del continente. Altrimenti, si farà di nuovo pagare ai cittadini una serie di pannicelli caldi inutili.

 
03/06/2011 - idee in libertà (francesco taddei)

il Sistema Idrico integrato coniuga presenza dello stato e risorse private. non si potrebbe pensare ad un sistema simile per altre municipalizzate (quasi sempre in deficit) quali i trasporti pubblici o la nettezza urbana, come proposto dal sindaco Renzi in questi giorni? non comporterebbe un risparmio? non si potrebbe intervenire su chi prende due o tre pensioni (quelle dei parlamentari francesi sono su contributi volontari!)? non si potrebbe stimolare il mercato interno con le liberalizzazioni delle professioni? si può cominciare a parlare della necessità di una grande coalizione?