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FINANZA/ L’Italia sotto assedio di Goldman Sachs e co.

Pubblicazione:giovedì 30 giugno 2011

Foto Ansa Foto Ansa

Lo showdown abbia inizio. Ieri il Parlamento greco ha votato a favore del nuovo pacchetto di austerity concordato con la trojka e destinato a sbloccare i 12 miliardi di quinta tranche del prestito negoziato nella primavera dello scorso anno: una vittoria risicata che già oggi, però, potrebbe essere vanificata quando in aula si tornerà a votare riguardo le leggi attuative delle misure imposte ad Atene.

Ma al di là delle farse procedurali e delle pantomime sovrane, l’Europa, tra smentite e precisazioni, si prepara comunque al worst case scenario, ovvero al fatto che nonostante l’ok ellenico la situazione sia destinata a precipitare entro l’estate. Parliamo, ovviamente, del’ipotesi di roll-over sul 70% del debito greco con scadenza trentennale proposta dalla Francia per tutelare le banche esposte verso Atene, argomento su cui è intervenuto l’ormai ex presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, secondo il quale «il coinvolgimento della banche è responsabilità dei governi. Stiamo esaminando la proposta francese. Vedremo che risultati darà, il nostro esame procede».

La prima opzione prevede un finanziamento di 30 anni alla Grecia, in cui chi aderisce investirebbe un minimo del 70% dei proventi ricevuti in nuovi bond governativi greci. Questi avrebbero scadenza trentennale e sarebbero garantiti sull’intero capitale attraverso una società veicolo (Special purpose vehicle) collateralizzata da bond zero-coupon acquistati tra uno o più emittenti tripla-A sovrani, sovranazionali o europei.

La seconda opzione prevederebbe invece l’investimento di almeno il 90%, preferibilmente il 100%, dei proventi ricevuti in nuovi bond governativi greci a 5 anni con tasso del 5,5%. La bozza spiega che il piano è condizionato al via libera informale delle agenzie di rating e che non provocherebbe un downgrade a livello di default o simili per i bond greci esistenti e di nuova emissione.

Ricordando come la politica verso la Grecia «non è cambiata», Trichet ha dichiarato come sia stato di fondamentale importanza che Atene prenda «decisioni appropriate», riferendosi al voto parlamentare di ieri e di oggi. Sulla stessa linea, il Commissario agli Affari economici e monetari dell’Ue, Olli Rehn, secondo cui «l’unico modo per evitare un default immediato è che Atene dia il via libera al pacchetto di riforme concordato». Di più, Rehn ha sgombrato il campo dalle indiscrezioni filtrate nel tardo pomeriggio di lunedì attraverso l’agenzia Reuters, in base alle quali l’Ue starebbe già lavorando a un piano b in caso il Parlamento ellenico dicesse no e mandasse di fatto la situazione in una pericolosa impasse: «A coloro i quali speculano riguardo altre opzioni, dico chiaramente che non esiste un piano b per evitare il default».

Vero, falso? Ovviamente non sarebbe stato strategico per Rehn ammettere l’esistenza di un piano b prima del voto greco di ieri, visto che l’Ue ha stabilito una strategia di pressione diplomatica su Atene al limite del terrorismo politico affinché il pacchetto venga approvato, ma in molti cominciano ad avere più di un dubbio sulla reale fattibilità della proposta francese, primo fra i quali l’ad di Deutsche Bank, Ackermann, spaventato dall’ipotesi di contagio in caso di coinvolgimento del settore bancario nel salvataggio.


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