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FINANZA/ L’Italia sotto assedio di Goldman Sachs e co.

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Unicredit, inutile negarlo, è entrata a pieno titolo nello “short basket” di Goldman Sachs, paniere di titoli sui quali si punta al ribasso: ecco spiegato, senza scomodare gli stop loss o la Consob, il tonfo della scorsa settimana del titolo bancario italiano, inseguito da voci sempre più pressanti riguardo problemi di una certa entità legati alla controllata polacca Bank Pekao, soprattutto in relazione al ramo immobiliare. Ancora martedì Monte dei Paschi e Unicredit erano i titoli più trattati su Sigma X, mentre Intesa San Paolo era scesa dal terzo posto di lunedì al dodicesimo.

Ieri, poi, la conferma per il terzo giorno di fila con un aggravamento della situazione dettato anche dalla scadenza in arrivo per il nostro Paese, il Consiglio dei Ministri di oggi e la nomina del nuovo governatore di Bankitalia. Nel tardo pomeriggio, Intesa SanPaolo e Unicredit erano rispettivamente il primo e secondo titolo più trattato su Sigma X, con Monte dei Paschi al quarto posto e la new entry Enel al quinto.

Insomma, occhi puntati sull’Italia, non solo per lo stato di salute delle nostre banche principali, ma soprattutto per il grado di instabilità politica presente. Sarà meglio, infatti, che dal Consiglio dei Ministri di oggi esca una soluzione condivisa e una maggioranza quanto più possibile coesa, visto che i mercati continuano a dare per probabili le dimissioni di Giulio Tremonti e la pronta accettazione delle stesse da parte di Silvio Berlusconi. Se accadrà, pur non essendo io un estimatore del ministro, attenzione ai cds e allo spread con il Bund per i nostri titoli di Stato.

Ecco cosa scriveva tre giorni fa Morgan Stanley in un suo report: «Ci sono alcune speculazioni sui giornali italiani riguardo il nuovo picco raggiunto dalla diatriba tra Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti, notizie che vedrebbero il ministro pronto a minacciare di nuovo le dimissioni e il premier questa volta pronto ad accettarle. Data la forte reputazioni di cui gode Tremonti (e la debolezza di Berlusconi presso la comunità internazionale), se confermata questa notizia sarebbe tutt’altro che utile all’Italia, soprattutto in questo momento così delicato. La stampa, inoltre, indica che Lorenzo Bini Smaghi, il quale deve dimettersi dal board della Bce dopo la nomina di Mario Draghi, potrebbe essere il sostituto di Giulio Tremonti. Nessuna di queste notizie è confermata e non è scontato nemmeno il fatto che Tremonti si dimetta, ma l’incertezza in sé in un momento molto delicato a livello sovrano (e anche decisamente poco stabile a livello politico), non è di aiuto per il mercato. Tutto questo, poi, è accaduto dopo che Moody’s ha cambiato da “stabile” a “negativo” il rating italiano».

Per l’Italia, quindi, il rischio non deriva da Atene, ma da se stessa e dalla sua incapacità di difendersi come sistema: il vero nodo della partita è la nomina del successore di Mario Draghi a Bankitalia, visto che Palazzo Koch viene recepito dall’esterno come organismo indipendente di vigilanza e tutela del sistema bancario e controllore delle scelte finanziarie e di politica economica dei governo. Se, come sembra, sarà il candidato tremontiano Grilli a vincere la sfida (cui partecipano lo stesso Lorenzo Bini Smaghi e l’attuale direttore generale di Bankitalia, Saccomanni), il mercato potrebbe tradurre questa scelta come una sorta di trasformazione della Banca Centrale in una dependance del ministero delle Finanze, vedendo lesa o limitata la sua autonomia. A quel punto, potrebbe partire l’offensiva.

La speculazione, quella davvero pesante, si è messa in posizione d’attacco: un errore politico, una frase fuori posto, un atto fuori luogo e potremmo davvero vedere scorrere il sangue sui video delle sale trading e le agenzie di rating scatenate.



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