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SCENARIO/ 2. Gentili: c'è un doppio taglio che può rovinare le mosse del governo

Pubblicazione:giovedì 30 giugno 2011 - Ultimo aggiornamento:giovedì 30 giugno 2011, 8.41

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Ansa) Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Vedo il rischio che dietro alla discussione di tipo economico tra chi punta esclusivamente al rigore e chi vorrebbe spingere sul pedale della crescita si consumi una resa dei conti di tipo politico, con motivazioni assai meno nobili. Lo vedo, per esempio, nel discorso sui tagli, dove c’è una condivisione sulla necessità che questi vengano fatti in un modo non lineare, ma secondo i principi della spending review, che però presuppone delle scelte molto accurate, oltretutto in poco tempo. Tremonti ha infatti dato martedì 48 ore di tempo agli altri ministri per riflettere e per proporre delle misure alternative, altrimenti si procederà con i tagli di tipo lineare. In Italia, però, non si vuole tagliare mai, qualsiasi sia il colore del governo in carica. Ritengo che su questo punto ci saranno tensioni anche durante il passaggio parlamentare della manovra: non a caso Bossi ha detto che il governo non è al sicuro finché non verrà approvata.

 

L’opposizione sottolinea invece che il grosso dei tagli sarà nel 2013-2014, quando potrebbe essere in carica un altro governo.

 

Quando a Bruxelles è stato messo a punto il patto di stabilità rafforzato, Tremonti spiegò subito che la manovra aggiuntiva avrebbe riguardato il 2014-2015. Inoltre, se il pareggio di bilancio è stato fissato al 2014 è ragionevole che la manovra dispieghi il grosso dei suoi effetti nel 2013-2014.

 

Oggi dovrebbe essere varato anche il disegno di legge delega per la riforma fiscale, che con tutta probabilità non porterà a una diminuzione del carico fiscale, ma a una sua rimodulazione. Cosa ne pensa?

 

Si tratta della parte più delicata che il governo dovrà affrontare, perché influisce sulle possibilità di crescita reale futura. Una prima considerazione da fare è sul metodo. Si parla di una legge delega, che a sua volta dovrà “partorire” dei decreti attuativi: in pratica una replica di quanto visto con il federalismo fiscale, che dal 2009 ancora non è arrivato al capolinea. Lo strumento della legge delega è quindi certamente importante dal punto di vista dell’annuncio e della dichiarata volontà dell’azione governativa, però non è immediatamente operativo. Dal punto di vista del merito, viene mantenuta l’impostazione tipica delle politiche fiscali del ministro Tremonti e del centrodestra promessa fin dal 1994, con lo spostamento della tassazione dalle persone alle cose. La manovra che porterà a un aumento dell’Iva è contestata, oltre che dal ministro Romani, anche dalla grande distribuzione, dai commercianti e dagli industriali dell’alimentazione che vedono il rischio di una contrazione dei consumi già stagnanti. Si tratterà poi di capire, al di là dell’elemento positivo della riduzione delle aliquote fiscali da 5 a 3, cosa si riuscirà a fare sul terreno fiscale.

 

In che senso?


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