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FINANZA/ Ecco perché gli Usa cercano la "guerra" con la Cina

Pubblicazione:martedì 7 giugno 2011

Barack Obama e Hu Jintao (Foto Ansa) Barack Obama e Hu Jintao (Foto Ansa)

Lo sbilancio commerciale tra Cina e Usa è cresciuto di circa un terzo e l’import cinese è continuato a crescere per tutte le principali categorie. Nei fatti, è nell’interesse della Cina permettere un graduale apprezzamento della sua valuta, soprattutto per la minaccia posta nell’immediato dall’inflazione, visto che una moneta più forte renderebbe meno gravosa la bolletta dell’import di petrolio, carbone, rame e altri materiali ferrosi, i cui prezzi sono denominati in dollari. Uno yuan più forte potrebbe poi frenare il flusso di denaro speculativo, permettendo alla Banca centrale di stampare meno nuove banconote per operare swaps rispetto ai dollari guadagnati dagli esportatori cinesi.

È un’altra la sfida che la Cina dovrà davvero affrontare: negli ultimi dieci anni, infatti, il boom cinese è stato alimentato da quelli che in gergo anglosassone vengono definiti “frutti appesi in basso”, ma ora deve fare i conti con i players globali su un altro piano. Se Pechino vuole creare industrie innovative e ad alta tecnologia, deve concorrere contro Corea, Germania e Giappone e al quel punto i bassi prezzi e l’enorme forza lavoro cinese conteranno di meno. Col passare degli anni, poi, la Cina si arricchirà sempre più, le importazioni cresceranno e faranno diminuire il surplus del Paese: nella scorsa decade, per esempio, il consumo di benzina è raddoppiato e trasformato la Cina nel primo cliente dell’Arabia Saudita, scavalcando gli Usa.

Le riforme agricole poste in essere faranno aumentare la produzione, ma dovranno anche riuscire a pareggiare l’aggiustamento della bilancia commerciale imposto dall’aumento delle importazioni, visto che la vera sfida sarà quella della autosufficienza alimentare a fronte di una richiesta di cibo sempre crescente e di un netto cambiamento di abitudini. Sfide, certo. Ma non vorreste che fosse il vostro Paese a doverle affrontare a fronte dell’esangue stagnazione europea e statunitense? Nonostante la retorica Usa, ogni mossa improvvisa al rialzo dello yuan potrebbe creare pesante disagio sia per la Cina che per il resto del mondo: occorre, invece, nel lungo periodo una crescita graduale fino a livello normale, visto che un aumento controllato manterrà l’economia cinese bilanciata ed eviterà scossoni globali in un quadro ancora di instabilità e debolezza.

Perché parlo di retorica Usa? Non sono diventato una quinta colonna di Pechino, né tantomeno ne sono finanziato, né dimentico quanto di importante ancora la Cina debba fare a livello di tutela dei diritti e delle libertà (peccato che Pechino, pochi giorni fa, abbia istituito una moratoria di due anni sulla pena di morte e, salvo pochissime eccezioni, nessun media occidentale ne abbia parlato, quando a ogni singola esecuzione si arma - giustamente - un can can mediatico senza fine: chissà come mai?): semplicemente, cerco di guardare in faccia la realtà e le cifre e di non farmi abbagliare da messaggi clamorosamente falsi.


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