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FINANZA/ Ecco perché gli Usa cercano la "guerra" con la Cina

Barack Obama e Hu Jintao (Foto Ansa) Barack Obama e Hu Jintao (Foto Ansa)

Come spiegare, altrimenti, l’articolo pubblicato da Cns News e prontamente ripreso dall’influente e seguitissimo sito DrudgeReport, secondo cui la Cina avrebbe disinvestito il 97% delle sue posizioni in T-Bills statunitensi? L’autore dovrebbe infatti spiegarci come mai grida alla svendita della detenzione di debito a breve termine Usa oggi che siamo a quota 5,7 miliardi di dollari, quando nel giugno dello scorso anno era a 3,99 miliardi di dollari. Gli ci vuole un anno per scrivere un articolo? Tanto più che a fronte del presunto calo dei T-Bills, in marzo il dato della detenzione cinese di debito statunitense a lungo termine ha toccato quota 1139,2 miliardi di dollari, un aumento di 31 miliardi dai minimi dello scorso anno. Si sparano panzane per il semplice fatto che l’unico dato veramente importante riguardo il debito statunitense è quello raffigurato dal grafico qui sotto

 

 

Certamente la Cina potrebbe decidere di scaricare il debito Usa, prima o poi (più poi che prima), ma statene certe che ce ne accorgeremmo in anticipo. Il vero guaio è che, come dimostra il grafico, il detentore maggiore a livello nozionale del debito Usa oggi è la Federal Reserve. La vera preoccupazione, quindi, non deve risiedere nell’atteggiamento cinese, ma in ciò che potrà accadere quando la Fed annuncerà - e lo farà, statene certi - la terza ondata di quantitative easing e si trasformerà nei fatti nel più grande detentore di securities del Tesoro, più di Cina, Giappone e Regno Unito insieme.

Ma si sa, in un Paese dove non si vuole ammettere di fronte ai propri cittadini che o si alza il tetto limite di debito entro agosto oppure si rischia davvero grosso, è meglio spostare l’attenzione altrove e creare un bel nemico pubblico contro cui prendersela, ora che Bin Laden è morto e mancano totem del terrore da inoculare nelle menti.

 

P.S. Vi chiederete perché, nel pieno della bufera greca, mi prendo la briga di occupare lo spazio a mia disposizione parlando di Cina. Semplice, mi sono ripromesso di non parlare più di Atene e dintorni fino a quando non emergerà una notizia degna di questo nome e non una farsa. Come giudicare, infatti, la grande novità in base alla quale i creditori privati della Grecia parteciperanno in qualche modo al salvataggio? Perché, direte voi?

Semplice, in base a questo ennesimo schema Ponzi, le banche manterranno iscritto nei bilanci il debito greco che detengono al valore contratto e nozionale e non a quello reale di mercato allungando però le scadenza e attuando lo scambio tra debito vecchio (e in scadenza) e debito nuovo prorogato su “base volontaria”, di fatto eliminando l’impressione del default. Insomma, si prende tempo in attesa di scaricare il fardello sui contribuenti, as usual. Il centrodestra che vince in Portogallo? Scusate, ma vi cambia molto se a portare il caffé ai funzionari del Fmi e dell’Ue sarà un premier-fantoccio conservatore o progressista?

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