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FINANZA/ Così la Germania "sogna" la fine di euro e Bce

Pubblicazione:giovedì 9 giugno 2011

Foto Ansa Foto Ansa

A che gioco sta giocando la Germania? Apparentemente, Berlino sta dettando la linea sulla crisi greca dopo settimane di rimandi e chiacchiere al vento. Un’opzione, quella tedesca, in aperto contrasto con quella della Bce, contraria a qualsiasi forma di ristrutturazione poiché questa avrebbe un impatto notevole anche per il suo stesso bilancio.

Nonostante questo, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, ha scritto una lettera, datata 6 giugno, al presidente della Bce, Jean-Claude Trichet e ai ministri finanziari dell’Ue per dare indicazioni sull’attuazione del secondo pacchetto di aiuti finanziari alla Grecia. Schauble chiede alla Bce e all’Ue che la scadenza dei titoli di Stato ellenici venga allungata di sette anni per permettere al governo di Atene di avere il tempo necessario per riformare la propria economia, far ripartire il Paese e, in definitiva, ripagare il debito. I creditori privati, poi, scrive ancora il ministro tedesco, «devono contribuire in modo sostanziale» al secondo piano di aiuti per la Grecia appena approvato.

Noterete da soli che la posizione del ministro delle Finanze tedesco è decisamente più dura di quella dell’Ue e della Bce. Quest’ultime, infatti, si sono espresse in favore di un contributo privato “volontario” e non obbligatorio al salvataggio della Grecia, al fine di evitare il cosiddetto “credit event”, ovvero quel default che Fitch e Moody’s si sono premurati di far sapere che scatterà comunque nel momento in cui si verificherà una perdita di qualsiasi entità per i detentori di obbligazioni. In base al piano di Ue e Bce, ai detentori di debito pubblico di Atene verrebbero offerti incentivi a scambiare bond greci che hanno in portafoglio con altri di nuova emissione dalla scadenza più lunga.

Una situazione che, secondo i consiglieri dell’executive board della Bce, Lorenzo Bini Smaghi e Jurgen Stark, innescherebbe un effetto domino sui mercati finanziari sulla scia di quanto avvenuto con il crack di Lehman Brothers (magari, gli piacerebbe che fosse così limitato) e la stessa Eurotower rischierebbe gravi perdite data la forte esposizione in titoli greci, pari a 45 miliardi di euro, stando agli analisti di Intesa Sanpaolo. I quali, si sa, da buoni italiani hanno il cuore grande e non affondano la lama nella carne viva del problema. Il quale, credetemi, è ben più serio.

Mentre infatti la Grecia si divide fra dibattiti fiume all’interno del governo e del partito di maggioranza, con il premier George Papandreou che minaccia l’indizione di un referendum sul salvataggio del Paese e manifestazioni di piazza che giorno dopo giorno crescono se non di partecipazione certamente di livore, i regolatori cominciano a porsi seriamente la questione della tenuta del sistema bancario europeo in caso di eventuale default o ristrutturazione del debito greco. È infatti la fragilità degli istituti di credito del Vecchio Continente a rendere più complicata la risoluzione del rebus greco, escludendo scelte che impongano perdite o tagli dei rendimenti a fronte della difficoltà di raggiungere livelli di capitalizzazione adeguati.


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COMMENTI
09/06/2011 - traballa la Bce con la grecia ? (antonio petrina)

Rebus sic stantibus, sarà meglio che il neo governatore della Bce prenda lui i provvedimenti del caso e se poi fallire non è morire ... così è ,se vi pare!