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FINANZA/ Così la Germania "sogna" la fine di euro e Bce

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Credit View, una società svizzera di rating, la stessa che predisse la necessità di un secondo salvataggio per le banche irlandesi lo scorso anno, in uno studio che sarà pubblicato oggi calcola in 347 miliardi di dollari il capitale addizionale di cui le 33 banche europee più grandi avranno bisogno entro il 2012 per giungere al livello di common equity del 10%. Di più, le banche europee, alla fine dello scorso anno, avevano 188 miliardi di dollari a rischio per esposizioni al debito governativo greco, irlandese, portoghese e spagnolo. E se per Dirk Hoffmann della Sanford C. Bernstein di Londra, «l’impatto di una ristrutturazione del debito greco è seriamente sovrastimata», il già citato Lorenzo Bini Smaghi è di altro avviso: «Una ristrutturazione del debito sovrano, che comporti perdite per i detentori di bond, dovrebbe essere vista come ultima ratio, poiché potrebbe comportare implicazioni serie sul Paese e sugli investitori. Molto spesso, le ristrutturazioni sono state portatrici di disordine, difficoltà e serie minacce».

Una posizione, quella della Banca centrale europea, nota da tempo. Da ieri, sappiamo anche per filo e per segno il perché. Il think tank inglese OpenEurope ha infatti pubblicato un report dal titolo “A house built on sand?” dal quale si evince chiaramente il motivo di questa fermezza da parte di Francoforte: la Bce, infatti, in caso di default sarebbe a rischio insolvenza, esattamente come scrivevo due settimane fa su ilsussidiario.net. Insomma, la casa costruita sulla sabbia richiamata nel titolo sarebbe proprio quella della Banca centrale, la quale ha attualmente un livello di leva di 23,4 a 1 (avete letto bene), ovvero ogni euro di capitale proprio ci sono 23,4 euro investiti principalmente in debito pubblico europeo di paesi a rischio: stiamo parlando di una banca centrale, non di un fondo speculativo e a fronte di questo ci sono in cassa capitale e riserve solo per 82 miliardi di euro!

Per fare una comparazione, la Banca centrale svizzera (quindi di un Paese molto market&money friendly) ha leva 6,25 a 1, la Riskbank svedese 4,73 a 1 e la Banca di Norvegia 5,85 a 1. Appare chiaro, quindi, perché Bini Smaghi e i suoi colleghi insistano per ristrutturazioni su base volontaria e che non tocchino il capitale, negando l’ipotesi stessa di ristrutturazione.

Stando ai numeri di OpenEurope, infatti, alla prima ristrutturazione, la Bce fallirebbe a meno di un’ulteriore iniezione di capitale. La realtà che si cerca di mascherare, quindi, è che in caso di default greco non solo un discreto numero di banche francesi e tedesche andranno incontro a perdite tali da far traballare i necessari requisiti di adeguatezza del capitale, ma la Bce diverrà insolvente, visto il suo livello di esposizione al debito governativo greco, al settore bancario ellenico e al debito del settore bancario irlandese.

Se questo mai dovesse accadere, bisognerà decidere se ricapitalizzare la Bce o permetterle di stampare moneta per riconquistare solvibilità. Il problema è che, nonostante la Bce abbia una minima esposizione denominata in valute estere, il suo statuto le vieta di stampare moneta: quindi, si potrebbe giungere a una seconda violazione delle regole, visto che di fatto il Trattato Ue vietava i salvataggi sovrani, ma questo non ha impedito di intervenire per Grecia, Irlanda e Portogallo. Solo che questa ipotesi significherebbe iperinflazione nell’eurozona, una vera e propria sciagura stante la ancora fragilissima ripresa in atto. Alla fine, si deciderà di ricapitalizzare la Bce con soldi dei contribuenti e Parigi e Berlino faranno lo stesso anche per le loro banche, dando però fine a tutti i programmi di salvataggio. Quindi, possibile addio all’eurozona e all’euro.

D’altronde, sono i numeri a parlare. Stime di OpenEurope parlano di un’esposizione della Bce verso i cosiddetti Pigs per 444 miliardi di euro, un ammontare pari circa ai Pil combinati di Finlandia e Austria: di questi, 190 sono legati allo Stato e alle banche greche, situazione che in caso la Bce vedesse il valore dei suoi assets perdere solo il 4,25%, un rischio ormai non più remoto, significherebbe prosciugamento dell’intera base di capitale.



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COMMENTI
09/06/2011 - traballa la Bce con la grecia ? (antonio petrina)

Rebus sic stantibus, sarà meglio che il neo governatore della Bce prenda lui i provvedimenti del caso e se poi fallire non è morire ... così è ,se vi pare!